La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Usura bancaria: irrilevanza degli interessi di mora

Il Tribunale di Roma, in composizione monocratica, con sentenza n. 1463/16, pubblicata il 26.01.2016, si è pronunciato sull’accertamento dell’usurarietà dei tassi di interesse previsti nel contratto di mutuo fondiario stipulato tra le parti, in causa, in data 06.04.1993.

Il Tribunale, preliminarmente, ha statuito sull’applicazione della legge n. 108/96 al contratto di mutuo fondiario, in esame, in quanto stipulato precedentemente all’entrata in vigore della legge c.d. antiusura.

Sul punto, l’Organo giudicante ha motivato: “(…) è intervenuta la giurisprudenza della Corte di Cassazione la quale ha stabilito che la disciplina di cui alla legge n. 108/96 si applica ai contratti, contenenti tassi usurari, anche se stipulati prima della sua entrata in vigore, ove i rapporti non siano esauriti (Cass. N. 602/2013). Di conseguenza, essendo il contratto di mutuo fondiario previsto per la durata di quindici anni e, quindi, ancora in essere e non esaurito tra le parti al momento dell’entrata in vigore della l. n. 108/96, la stessa deve ritenersi applicabile al predetto contratto

Nel merito, il giudicante ha verificato “se il tasso soglia usura, inerente ad un contratto di mutuo fondiario stipulato il 6.4.1993, richieda il necessario computo e, quindi, la sommatoria degli interessi corrispettivi e di quelli moratori pattuiti”.

Al fine di determinare se il tasso di interesse applicato al contratto di mutuo debba ritenersi usurario, si legge in motivazione, occorre considerare in primo luogo l’irrilevanza, ai fini del superamento delle soglie fissate ai sensi della l. n. 108/96, degli interessi di mora.

Le pronunce giurisprudenziale, ormai note, della Cass., 9 gennaio 2013 n. 350, e della Corte Cost., 25 febbraio 2002, n. 29, tra le altre in senso conforme: Cass. 4 aprile 2003, n. 5324, Cass. 17 novembre 2000, n. 14899, Cass. 22 aprile 2000, n. 5286, benché autorevoli, non appaiono condivisibili per il Tribunale di Roma per le seguenti ragioni.

Principalmente, il citato orientamento giurisprudenziale, si legge in motivazione, sembrerebbe trascurare la diversa funzione assolta dagli interessi corrispettivi e dagli interessi moratori “i primi costituenti il corrispettivo previsto per il godimento diretto di una somma di denaro, avuto riguardo alla normale produttività della moneta (cfr. Cass. 22 dicembre 2011 n. 28204), i secondi, rappresentanti una liquidazione anticipata, presuntiva e forfettaria del danno causato dal ritardo inadempimento di un’obbligazione pecuniaria”.

Il tasso di mora: “ha un’autonoma funzione risarcitoria per il fatto, imputabile al mutuatario e solo eventuale, del ritardo pagamento e la sua incidenza va rapportata al protrarsi ed alla gravità della inadempienza, del tutto diversa dalla funzione di remunerazione propria degli interessi corrispettivi”.

Il giudice di merito, in considerazione della evidenziata funzione di liquidazione forfettaria e anticipata del danno da inadempimento assolta dagli interessi di mora, applica a quest’ultimi la disciplina prevista per la clausola penale, con la conseguenza che, qualora la misura sia eccessiva, troverà applicazione lo strumento della riduzione giudiziale ex art. 1384 c.c., ma non potrà farsi ricorso alla loro completa eliminazione (in senso conforme cfr. Trib Napoli, 12 febbraio 2014; Abf – Collegio di coordinamento, 28 marzo 2014 n. 1875; Abf – Collegio di Napoli, 13 gennaio 2014, n. 125).

Il disatteso orientamento della citata Cass. 350/13 sembra porsi, seguendo sempre il ragionamento giuridico del giudice di merito, in contrasto anche con la ratio sottesa alla fattispecie delittuosa del reato di usura ex art. 644 c.p., assumendo rilevanza, fini dell’integrazione del reato di usura, solo quelle prestazioni di natura corrispettiva (siano esse interessi convenzionali, remunerazioni, commissioni o spese diverse da quelle legate ad imposte e tasse), legate alla fisiologica attuazione del programma negoziale (in senso conforme Cass. 5 febbraio 2013).

La differenza ontologica e funzione delle due categorie di interessi e l’interpretazione del dato normativo condotta sotto il profilo più strettamente economico, conclude il giudice, conducono alla conclusione dell’impossibilità di attribuire rilevanza, ai fini dell’usura, agli interessi moratori con conseguente declaratoria di rigetto della domanda attorea.

Trib. Roma, 26 gennaio 2016

Carolina Baietta – c.baietta@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
European Banking Authority: servizi finanziari a distanza e tutela del consumatore

“Non assumono valore probatorio, ai fini dell’affermazione di una responsabilità contrattuale e...

Contratti Bancari

Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Il Tribunale di Torino, nella pronuncia in commento, ha affrontato un tema recentemente posto all’...

Contratti Bancari

Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

L’asserita violazione dei dettami di trasparenza riconnessi ad una presunta distorsione dell’Ind...

Contratti Bancari

X