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Usura: assoluta irrilevanza della teoria del “worst case”

Di recente il Tribunale di Firenze ha ribadito che nel calcolo del TEG, ai fini della verifica del rispetto della normativa antiusura, vanno ricomprese solo le voci espressamente contemplate dalle Istruzioni di Banca d’Italia e non – come di sovente affermato dai mutuatari – gli oneri c.d. “potenziali” in relazione a scenari “probabilistici”.

Nel caso di specie, il mutuatario adiva in giudizio il proprio Istituto di credito lamentando l’usurarietà dei tassi pattuiti in contratto e chiedendo, conseguentemente, la restituzione delle somme pagate in eccedenza.

A sostegno delle proprie pretese, parte mutuataria allegava una perizia di parte, ove si affermava l’usurarietà del rapporto, ipotizzando la risoluzione del mutuo per inadempimento alla settima rata: circostanza che, peraltro, non si era mai verificata.

Il Tribunale di Firenze, al riguardo, ha rilevato che la prospettazione del superamento del Tasso Soglia Usura da parte del “TAEG implicito potenziale” applicato al rapporto, ipotizzando varie possibili condotte del mutuatario, tra cui il mancato pagamento di alcuni canoni o la risoluzione anticipata per inadempimento intimata dalla Banca prima della scadenza fisiologica del contratto, è infondata per varie ragioni.

In primo luogo, la tesi avversaria si basa su di una non condivisibile metodica contra legem, consistente nell’elaborazione di un tasso c.d. “applicato” variabile all’aumentare delle rate impagate, calcolato ipotizzando impagata una quota di rate arbitrariamente individuata dal perito di parte.

Inoltre, aderendo alla prospettazione attorea “il giudicante finirebbe per fare dipendere la valutazione dell’invalidità per illiceità del contratto da accadimenti eventuali e patologici attinenti alla fase di svolgimento del rapporto, in contrasto con il principio per cui l’usurarietà del contratto deve essere valutata al momento della pattuizione (art. 1, legge di interpretazione autentica DL n. 394/00, recentemente ribadito, anche con riferimento ai mutui a tasso fisso o variabile, da Cass. n. 801/16, nonché dalle succitate SSUU n. 24675/17)”.

In altri termini, valutare l’usurarietà del rapporto in funzione di scenari ipotetici significherebbe dare ingresso alla c.d. “usura sopravvenuta”, ritenuta irrilevante dalla Giurisprudenza di Legittimità a Sezioni Unite, secondo cui l’usurarietà del rapporto deve essere valutata esclusivamente al momento della pattuizione.

Il Magistrato, in via residuale, ha poi evidenziato che ammettere un calcolo dell’usura per le sole ipotesi di ritardo nel pagamento delle singole rate produrrebbe l’effetto inaccettabile, dal punto di vista etico-giuridico, di riservare al debitore adempiente un trattamento deteriore rispetto a quello riservato al debitore in ritardo nel pagamento delle singole rate.

Sulla base di tale condivisibile ragionamento, il Tribunale fiorentino ha rigettato integralmente le domande di parte attrice, accertando la validità del rapporto di mutuo oggetto di giudizio.

Trib. Firenze, 20 aprile 2022, n. 1149

Alessandra Gambadauroalessandra.gambadauro@uniqlegal.it

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