L’usura in gondola

Usura, ancora tu. Ma non dovevamo vederci più?

Il Tribunale di Cremona torna a pronunciarsi sul tema dell’usura nei contratti di finanziamento, nel caso specifico di un finanziamento contro cessione del quinto dello stipendio.

Il Giudice, per prima cosa, si è soffermato sulla perizia di parte sottolineando che la stessa non ha alcuna valenza probatoria in quanto poco chiara, “svoltasi in assenza di contraddittorio e fermamente contestata dalla Banca opposta” e redatta con criteri non condivisi dalla giurisprudenza.

Ciò premesso, quanto alla CTU contabile richiesta dalla attrice, il Tribunale ha ricordato che la stessa non può essere disposta al fine di esonerare la parte dal fornire la prova di quanto assume. Inoltre, anche la Giurisprudenza che recentemente si è schierata a sostegno della natura mai esplorativa della CTU contabile in materia bancaria, non ammette quest’ultima con riferimento ai fatti o alle situazioni che, “essendo posti direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni delle parti, debbano necessariamente essere provati dalle stesse” (Cass. n. 5091/2016)”.

Ebbene, le contestazioni della attrice non hanno trovato, nei documenti prodotti, idoneo riscontro probatorio. Non veniva, infatti, fornito alcun indizio o principio di prova, ma veniva demandato al CTU di verificare l’eventuale pattuizione di interessi usurari.

Nel merito, il Tribunale ha bocciato la tesi del cumulo di interessi corrispettivi e moratori ai fini della verifica del superamento del tasso soglia usura, sulla base della differenza ontologica tra le due tipologie di interessi.

Così si legge nella sentenza: “ed invero la questione della cumulabilità degli interessi moratori a quelli corrispettivi ai fini della verifica dell’usurarietà o meno del contratto di mutuo intercorrente tra l’Istituto di credito ed il cliente è stata esaminata dalla giurisprudenza di merito, la quale in via maggioritaria si è espressa nel senso di vietare tale cumulo ai fini di siffatta valutazione”.

Non risulta provato invece il rilievo relativo alla usura soggettiva e alla difformità tra ISC/TAEG “reale” e quello indicato in contratto. Più originale, ma comunque non dimostrata, l’eccezione relativa alla creazione di moneta elettronica (quindi l’erogazione di prestiti non utilizzando denaro reale) da parte dell’Istituto di Credito.

Viene quindi confermata la vincolatività delle Istruzioni della Banca d’Italia, che costituiscono “norme tecniche autorizzate, come tali legittime e vincolanti, per il compito ad esse affidato dalla norma primaria di cui all’art. 2 L. n. 108 del 1996”.

Non può mancare, infine, la censura relativa all’anatocismo dovuto all’ammortamento alla francese: “secondo la giurisprudenza, infatti, “In tema di contratto di mutuo, il piano di ammortamento c.d. “alla francese” (…) non determina, di per sé, alcun fenomeno anatocistico, in quanto il mutuatario paga interessi solo sulla porzione di rata scaduta relativa al capitale – e non anche sugli interessi scaduti” e ancora “Tale modalità di ammortamento, altresì, non determina alcuna incertezza sull’entità del tasso ultralegale dedotto in contratto, ove in quest’ultimo sia chiaramente precisato, anche mediante rinvio a specifiche fonti oggettive extracontrattuali, il meccanismo di determinazione del tasso, anche variabile, da applicarsi alle singole porzioni di capitale residuo predeterminate, per cui non sussiste la necessità di ricalcolare il piano di ammortamento mediante applicazione del tasso legale, ai sensi dell’art. 1284, terzo comma cc.” (Trib. Mantova 11/3/2014)”.

Le domande sono state quindi integralmente rigettate e parte attrice è stata condannata al pagamento delle spese processuali.

Tribunale di Cremona, 24 gennaio 2019, n. 45

Alessandra Buccolieri – a.buccolieri@lascalaw.com

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