Usura e anatocismo, quando la domanda è carente di prova

Usura e anatocismo, quando la domanda è carente di prova

“In applicazione dei principi relativi all’onere della prova di cui all’art. 2697 cc, (…), nel caso in cui il correntista agisca in via ordinaria nei confronti della Banca per far valere una propria pretesa, ha l’obbligo di corredare la propria domanda di tutta la documentazione necessaria al fine della sua valutazione. Nel caso di specie, trattandosi di domande che riguardano illegittime o mancanti pattuizioni contrattuali, [l’osservanza del suddetto principio, n.d.r.], non può prescindere dall’esame dei contratti stipulati con l’Istituto di Credito, (…), non potendosi – in mancanza – argomentarne l’esistenza e/o mancanza e/o illegittimità, deducendola dall’esame dei soli estratti conto, peraltro incompleti. Né, tale mancanza può essere colmata dall’esame della perizia di parte che risulta a sua volta carente, in quanto basata sull’assenza dell’ indispensabile documentazione contrattuale. Tale carenza probatoria neppure può essere soddisfatta disponendo consulenza tecnica d’ufficio, in quanto parte attrice avrebbe potuto/dovuto fare richiesta della documentazione contrattuale alla Banca ex art 119 TUB prima dell’inizio del giudizio, onde fornire precise e contestualizzate indicazioni in merito alle proprie domande. In mancanza dell’esercizio di tale facoltà, non può essere disposta ex art. 210 c.p.c. l’esibizione dei documenti in quanto essa supplirebbe all’onere probatorio gravante sulla parte”.

“[Per ciò che concerne il tema dell’usura, n.d.r.], si deve ribadire (…) il mancato assolvimento dell’ onere probatorio dell’attrice, in quanto, in mancanza del contratto non può rilevarsi l’esistenza di “usura genetica”, unica fattispecie riconoscibile secondo quanto recentemente statuito dalla Suprema Corte. Inoltre, (…) in relazione ai tassi applicati nel corso di svolgimento del rapporto non appare dimostrato il superamento del tasso soglia in alcuno dei trimestri in esame in quanto, in assenza di apposita documentazione contrattuale sulla quale determinare quali costi abbiano concorso a determinare il tasso applicato. [In ogni caso, n.d.r.], deve essere escluso il superamento del cd tasso soglia in corso di svolgimento del rapporto,  e ciò [anche in applicazione della rinnovata interpretazione del principio di omogeneità, sancito dalla Cass. SS.UU 16303/2018, per il quale] in applicazione della formula di Bankitalia, prima dell’anno 2009 la CMS non rientra nel calcolo del TEG”.

“Quanto poi, all’eccepito anatocismo, il c/c stipulato dopo l’1/07/2000 (prodotto dalla Banca convenuta), in chiara osservanza della CICR del 9/02/00 , prevede espressamente la pattuizione della pari periodicità di capitalizzazione. Mentre per il conto corrente stipulato prima dell’ l’1/07/2000, la Banca ha dimostrato di essersi adeguata alla citata delibera, dando comunicazione alla correntista mediante apposita pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica, dovendosi concordare con quanto affermato dalla difesa di parte convenuta secondo cui la modifica contrattuale in parola non costituisce clausola peggiorativa essendo stata prevista con periodicità trimestrale sia per gli interessi creditori che per quelli debitori”.

Questi i principi rassegnati dal Tribunale di La Spazia, che ha rigettato una domanda di ripetizione dell’indebito spiegata dal correntista contro un Intermediario Creditizio, cliente dello Studio.

La pronuncia fa applicazione specifica del principio sul corretto riparto dell’onere probatorio nelle controversie bancarie aventi ad oggetto la domanda di ripetizione dell’indebito, previa declaratoria della nullità di clausole relative ai costi e oneri applicati al correntista fruitore dei servizi offerti dalla Banca.

In particolare, si sofferma sulla questione relativa allo specifico onere di allegazione probatoria cui il correntista è chiamato al fine di far valere vizi del contratto, quali l’applicazione di tassi illegittimi, usurari e anatocistici.

Secondo il Giudice spezino, infatti, non vale a fondare legittimamente una richiesta di consulenza tecnica d’ufficio e un’istanza di esibizione documenti ex art. 210 c.p.c., qualora tali richieste non siano suffragate da un idoneo corredo documentale volto a dar prova del fatto costituito del diritto preteso.

Nella specie, prima dell’istaurazione del giudizio, l’attrice ometteva di richiedere la documentazione contrattuale, secondo le forme dell’art. 119 TUB, pretendendo poi di addossare al giudice di merito il compito di supplire alla mancata allegazione, talora mediante una consulenza tecnica che sarebbe risultata esplorativa, talora mediante la citata richiesta di ordine d’esibizione.

In assenza di  un valido corredo documentale, le doglianze in punto di usura, anatocismo e nullità delle clausole perché non correttamente pattuite, devono essere rigettate, in quanto non fondate sulla prova positiva da rendere necessariamente nel giudizio.

Il provvedimento si associa peraltro al costante orientamento della giurisprudenza di legittimità secondo cui. Come noto, l’onere probatorio gravante a norma dell’art. 2697 cod. civ., su chi intende far valere in giudizio un diritto, ovvero su chi eccepisce la modifica o l’estinzione del diritto da altri vantato, non subisce deroga neanche quando abbia ad oggetto “fatti negativi” in quanto, la prova dell’inesistenza della causa debendi  non esclude né inverte il relativo onere, gravando esso pur sempre sulla parte che fa valere il diritto di cui il fatto, pur se negativo, ha carattere costitutivo (ex plurimis, Cass. Civ., 2015/9201; Cass. 22872/2010).

Alla luce degli estesi principi, le domande promosse contro l’istituto di credito sono state definitivamente rigettate, con condanna dell’attrice alla refusione delle spese.

Tribunale di La Spezia, 04 luglio 2019,  n. 459

Roberta Bramanti – r.bramanti@lascalaw.com

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