La decorrenza del termine di prescrizione del diritto al compenso dell’avvocato

Usucapione e tolleranza nei rapporti familiari

Il possesso di un bene protratto per un lungo periodo di tempo integra la presunzione di esclusione della tolleranza del proprietario della cosa, integrando uno dei presupposti previsti dalla legge per l’usucapione del bene, solo in presenza di rapporti labili e mutevoli tra le parti.

Nell’ordinamento italiano il diritto di proprietà su un bene può essere acquisito sia a titolo derivativo, ovvero per mezzo di negozi che trasferiscono la proprietà dal dante causa all’avente causa, sia a titolo originario, ovvero mediante la costituzione di un nuovo diritto sulla res a prescindere dalla titolarità e dai limiti del diritto del precedente proprietario. Ad esempio, l’acquisto del diritto di proprietà per effetto della conclusione di un contratto o per successione mortis causa determina la circolazione derivativa di una situazione giuridica già esistente, che viene trasferita da un soggetto ad un altro in forza di specifici atti di disposizione patrimoniali. Per converso, l’acquisto del diritto di proprietà in via originaria per occupazione, invenzione, specificazione, accessione, unione, commistione ed usucapione, interrompe la catena di trasferimenti a titolo derivativo, dando vita ad un diritto reale nuovo ed autonomo.

La differenza fondamentale tra i mezzi di acquisto della proprietà a titolo originario o derivativo consiste proprio nella circostanza che, nella prima ipotesi, la proprietà si acquista libera da ogni diritto altrui: l’acquisto a titolo originario, oltre a determinare l’estinzione dell’eventuale diritto del precedente proprietario, causa infatti l’estinzione di diritti e garanzie reali in precedenza costituiti sulla cosa. Per contro, in caso di acquisto a titolo derivativo, la proprietà viene trasmessa con il contenuto, l’ampiezza o i limiti che caratterizzavano il diritto trasferito.

Pertanto, ogniqualvolta si renda necessario far valere il diritto di proprietà, solo dando la prova di un acquisto a titolo originario si eviterà di dover provare anche la titolarità di tutti i proprietari anteriori e, dunque, la regolarità di tutti i passaggi precedenti.

Nel caso specifico dell’usucapione, l’acquisto della proprietà di un bene deriva dal possesso dello stesso per un determinato periodo di tempo (ad esempio, per i beni immobili il possesso deve protrarsi per almeno vent’anni). Tuttavia, la legge richiede che l’esercizio del possesso debba essere pacifico, ovvero non contrario a manifestazioni di volontà di senso opposto da parte dell’avente diritto, pubblico, ovvero con modalità tali che non rendano impossibile al legittimo possessore di venire a conoscenza della situazione, continuo e non interrotto da comportamenti di terzi che abbiano privato il possessore del godimento del bene o che abbiano fatto valere sullo stesso le proprie ragioni di diritto, proponendo domanda di accertamento giudiziale.

Inoltre, chi intenda sostenere l’intervenuta usucapione di un bene a proprio favore, deve dimostrare non solo di essere in possesso del bene stesso, ma anche di aver esercitato sulla res un potere di fatto corrispondente all’esercizio del diritto di proprietà.

Tali presupposti non possono considerarsi integrati nel caso in cui l’attività corrispondente all’esercizio della proprietà sia stata compiuta con la tolleranza dell’avente diritto, il quale si limita ad avvallare la situazione di fatto nel frattempo maturata. Normalmente, la lunga durata del potere esercitato sul bene integra un elemento presuntivo dell’esclusione di detta situazione di tolleranza, costituendo un indizio circa l’esistenza di un vero e proprio possesso uti dominus. Tuttavia, come sottolineato dalla Corte di Cassazione nella recente ordinanza n. 20508/2019, depositata in data 30.07.2019, il protrarsi nel tempo di un’attività corrispondente all’esercizio della proprietà può integrare un elemento presuntivo di esclusione della tolleranza solo nei rapporti labili e mutevoli, ma non nei casi di vincoli di stretta parentela.

In tale ultima ipotesi, è infatti plausibile il mantenimento di un atteggiamento tollerante anche per un lungo arco di tempo, proprio in ragione del rapporto affettivo che lega il proprietario del bene e chi effettivamente lo detiene. Pertanto, l’occupazione stabile e continuativa di un bene appartenente ad un soggetto legato da stretti vincoli familiari al detentore non integra la presunzione di possesso uti dominus, la quale dovrà essere provata con altri mezzi.

Sulla base di tale principio, la Cassazione ha ritenuto sussistente una situazione di mera tolleranza in ragione dei rapporti familiari intercorrenti tra due fratelli, uno dei quali aveva adito il Tribunale Roma al fine di veder dichiarata l’intervenuta usucapione dell’immobile della sorella, assente perché membro di una comunità ecclesiastica.

Per un ulteriore approfondimento, il tema è stato trattato anche in “L’accessione del possesso e l’avvenuta traditio“.

Cass., Sez. II Civ., 30 luglio 2019, ordinanza n. 20508

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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