Usucapione in opposizione: un, due, tre…prova

Usucapione in opposizione: un, due, tre…prova

La sentenza di accertamento dell’usucapione, emessa in assenza del contraddittorio con i creditori iscritti, non è opponibile a questi ultimi e, pertanto, in pendenza di esecuzione immobiliare, il terzo, interessato a far valere l’usucapione, non può limitarsi a fondare il giudizio di opposizione ex art. 619 c.p.c. sulla sola sentenza, ma dovrà fornire idonei elementi di prova a sostegno della propria domanda.

In tal senso si è espresso il Tribunale di Benevento, nella interessante pronuncia oggi in commento, che si è trovato ad indagare gli effetti di una pronuncia di accertamento dell’usucapione.

Nell’ambito di una procedura esecutiva immobiliare, la madre dell’esecutato proponeva opposizione di terzo ex art. 619 c.p.c. dichiarando di aver ricevuto, a titolo di acquisto originario, il compendio pignorato mediante usucapione, accertato giudizialmente con sentenza. Il Giudice dell’Esecuzione evidenziava alcune criticità relative al giudizio di usucapione. In particolare, che il giudizio di usucapione non si era svolto nel contraddittorio dei creditori iscritti ed intervenuti nell’esecuzione, sebbene l’iscrizione delle ipoteche e la trascrizione del pignoramento fossero avvenute in epoca antecedente all’introduzione del giudizio di accertamento dell’usucapione. Il Giudice dell’esecuzione rilevava dunque che la sentenza di usucapione non poteva ritenersi opponibile ai creditori, non avendo questi ultimi partecipato al contraddittorio e che l’unico rimedio a disposizione del terzo, stante la pendenza della procedura esecutiva, era quindi l’opposizione ex art 619 c.p.c..

L’opponente, in ossequio alle regole generali di riparto dell’onere della prova ex art. 2697 cc, avrebbe dovuto provare, nell’ambito del giudizio ex art. 619 c.p.c., l’intervenuta usucapione e non limitarsi ad allegare la relativa sentenza (inopponibile ai creditori).

In assenza di prova, dall’esame del fascicolo dell’esecuzione, il Giudice dell’esecuzione rilevava elementi che lasciavano intendere la titolari del bene in capo all’esecutato, tra cui la concessione edilizia per variazioni architettoniche del bene pignorato rilasciata a favore dell’esecutato; il certificato di agibilità richiesto dall’esecutato; atti di disposizione del bene compiuti da parte dell’esecutato (costituzione dell’ipoteca volontaria a favore del creditore procedente e costituzione di un fondo patrimoniale); la materiale disponibilità del bene pignorato sin dall’inizio dell’esecuzione, così come risultante dalla relazione emessa dal custode giudiziario.

Tali elementi sono stati ritenuti idonei dal Giudice dell’esecuzione per rigettare la richiesta di sospensione dell’esecuzione avanzata con l’opposizione ex art. 619 c.p.c. endoprocedimentale e condannare l’opponente al pagamento delle spese.

Tribunale di Benevento, 30 ottobre 2018

Ludovica Citarella – l.citarella@lascalaw.com

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