Diritto dell'Esecuzione Forzata

Unicità del processo esecutivo se l’immobile pignorato in due distinte procedure è il medesimo

Cass., Sez. III, 22 febbraio 2016, n. 3436 (leggi la sentenza)

In tema di procedure esecutive riguardanti il medesimo bene immobile, la Suprema Corte afferma che “Se lo stesso bene è oggetto di due successivi pignoramenti, ed il secondo pignoramento abbia dato luogo alla formazione di un ulteriore fascicolo dell’esecuzione, a seguito della necessaria riunione dei procedimenti, che comporta l’inserimento degli atti del secondo procedimento nel fascicolo dell’esecuzione del primo, non è possibile distinguere due diverse procedure esecutive, poiché l’esecuzione si svolge in un unico processo”.

Nel caso de quo gli esecutati propongono ricorso in Cassazione contro la sentenza del Tribunale di Messina che rigettava l’opposizione agli atti esecutivi del decreto di trasferimento. I ricorrenti, esecutati per il medesimo immobile in due procedure distinte poi riunite, deducono che l’ordinanza di delega alla vendita sia da riferire solo alla prima procedura esecutiva sospesa e non anche al secondo procedimento, nonostante fosse già stata disposta la riunione, e pertanto il giudice non avrebbe potuto adottare alcun atto esecutivo, in particolare non avrebbe potuto emettere decreto di trasferimento dell’immobile.

La Corte di Cassazione innanzitutto evidenzia che, secondo quanto disposto dall’art. 561 c.p.c., qualora sia pignorato un immobile già oggetto di precedente pignoramento, il secondo atto di pignoramento deve essere direttamente inserito nel fascicolo della prima esecuzione, senza nemmeno la formazione di un altro fascicolo. Invero, secondo un orientamento giurisprudenziale consolidato e richiamato dai Giudici di legittimità (Cass. n. 6549/1985), la riunione in un’unica esecuzione forzata di più pignoramenti sul medesimo immobile configura effetto direttamente disposto dalla legge, che si attua tramite l’intervento del conservatore immobiliare, che annota il primo pignoramento sulla nota di trascrizione del secondo, oppure del cancelliere, che inserisce l’atto di pignoramento nel fascicolo già formato precedentemente. Solo nell’ipotesi in cui il suddetto meccanismo automatico non operi, è il Giudice dell’esecuzione che provvede alla riunione, con un atto espressione del potere a lui attribuito di direzione del processo esecutivo e non qualificabile pertanto come un atto esecutivo. Di talché, che in caso di più pignoramenti sullo stesso bene vige il principio dell’unicità del processo esecutivo, che si fonda prima che sul piano giuridico, sul piano logico. Appare infatti evidente che uno stesso bene non possa essere espropriato in due distinte procedure esecutive promosse da diversi creditori.

In conclusione la Suprema Corte afferma che l’ordinanza di delega alla vendita emessa dal Giudice dell’esecuzione dopo la riunione dei due fascicoli formati sulla base dei due pignoramenti, in nessun caso può essere riferita solo a una delle due procedure, in quanto l’atto di delega riguarda l’unico processo esecutivo in cui sono confluite le distinte azioni esecutive promosse con distinti pignoramenti ma per il medesimo bene.

3 marzo 2016

Roberta Ponzonir.ponzoni@lascalaw.com

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