Diritto Processuale Civile

Una data dimenticata che vale un intero procedimento di appello

Cass.,  26 giugno 2015, n. 13183

La Corte di Cassazione, con la sentenza n.13183 del 26 giugno 2015, è tornata nuovamente a pronunciarsi, a distanza di poco tempo, sul tema della nullità dell’atto di citazione in appello per la mancanza, nella copia dell’atto introduttivo notificato, della indicazione della data di comparizione, affermando che “in relazione alla nullità dell’atto di citazione, la disciplina dettata dall’art. 164 c.p.c., è applicabile anche in appello in virtù del richiamo di cui all’art. 359 c.p.c., sicché la mera mancata indicazione della data di comparizione non determina di per sé l’inammissibilità dell’impugnazione ed il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, e tanto più nel caso in cui la nullità dell’atto di appello, per la mancata indicazione della detta data, non rilevata dal giudice, ha reso nullo l’intero procedimento del secondo grado di giudizio per lesione del contraddittorio nei confronti del litisconsorte necessario”.

Nel caso de quo, il ricorrente, rimasto contumace nel giudizio di secondo grado, deduce come unico motivo del proprio ricorso incidentale, la mancata indicazione della data di udienza nell’atto di citazione in appello con la conseguente nullità dello stesso e violazione del principio di contraddittorio ai sensi dell’art. 101 c.p.c., nonché nullità del procedimento di appello e della sentenza della Corte territoriale.

La Suprema Corte, rilevato tale motivo di ricorso sia da esaminare per primo, in quanto questione pregiudiziale di rito non già stata oggetto di decisione da parte del giudice di merito, ritiene la censura fondata, discostandosi però dal precedente orientamento espresso nella sentenza n.18868 dell’8 settembre 2014, in cui i Giudici di legittimità affermano che l’omessa indicazione della data di comparizione nella copia notificata dell’atto di citazione in appello produce l’inammissibilità del gravame ed il conseguente passaggio in giudicato della sentenza impugnata, poiché l’indicazione della data di udienza è richiesta dall’ art. 342 c.p.c. attraverso il richiamo, in esso contenuto, all’art. 163 c.p.c.  e tale nullità non è pertanto sanabile.

Nella pronuncia in esame, la Suprema Corte rileva innanzitutto che la copia notificata dell’atto di citazione, priva di un elemento essenziale della vocatio in ius, non è idonea all’instaurazione del contraddittorio e che, ai sensi dell’art. 164 c.p.c., tale vizio determina la nullità dell’atto introduttivo stesso. Pertanto, se tale vizio non è rilevato d’ufficio dal giudice, si determina la nullità di tutti i successivi atti del procedimento, compresa la sentenza. Tuttavia, a differenza di quanto ritenuto nella pronuncia del settembre scorso, la mera mancata indicazione della detta data non determina di per sé l’inammissibilità dell’impugnazione ed il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado.

Invero, precisa la Suprema Corte, l’art. 342 c.p.c. richiama l’art. 163, ma le indicazioni prescritte dallo stesso non sono a pena di inammissibilità, come è invece previsto espressamente per le indicazioni di cui ai nn. 1, 2 e 3 del medesimo articolo. La sanzione dell’inammissibilità dell’appello riguarda solo il caso di mancato assolvimento dell’onere di specificazione dei motivi di impugnazione, ma non può operare anche con riguardo all’ipotesi di mancata indicazione, nella copia notificata dell’atto di citazione in appello, della data dell’udienza di comparizione.

È invece applicabile anche al giudizio di appello, quanto disposto dall’art. 164, II comma, c.p.c. per l’espresso richiamo dello stesso nell’art. 359 c.p.c.. Nel giudizio di primo grado, nel caso in cui il convenuto sia contumace, il giudice, rilevata la nullità della citazione, dispone la rinnovazione dell’atto entro un termine perentorio, sanando in tal modo i vizi e gli effetti processuali e sostanziali si producono fin dalla prima notificazione. Questo principio, secondo la Corte, deve essere applicato anche al giudizio di secondo grado, a maggior ragione in un caso come quello di specie, in cui la nullità dell’atto di appello, non rilevata dal giudice, ha reso nullo l’intero procedimento per lesione del contraddittorio nei confronti del litisconsorte necessario rimasto contumace. La Corte di merito avrebbe dovuto, nel caso de quo, disporre, ex art. 164 c.p.c., la rinnovazione della citazione in appello in un termine perentorio.

Di talché, la Corte di Cassazione, rilevato che l’art. 164 c.p.c., per le ipotesi di nullità previste nel primo comma, prevede una “seconda possibilità” per consentire la prosecuzione del giudizio (la cui attivazione spetta d’ufficio al giudice), cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte di appello competente, affinché la stessa provveda alla rinnovazione del giudizio di appello entro un termine perentorio.

In conclusione, quindi, rispetto alla precedente decisione, i Giudici di legittimità propendono per la nullità dell’intero procedimento di appello, ma non per l’inammissibilità dell’impugnazione ed il passaggio in giudicato della sentenza di primo grado, lasciando alla Corte la rinnovazione del giudizio di appello.

20 luglio 2015

Roberta Ponzoni – r.ponzoni@lascalaw.com

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

L’occasione di riflessione sul tema è scaturita da una sentenza della Corte d’Appello di Genova...

Diritto Processuale Civile

Regolamento di giurisdizione e Pubblica Amministrazione

A seguito dell’istituzione del “domicilio digitale” le notificazioni indirizzate alla parte de...

Diritto Processuale Civile

Con ordinanza interlocutoria, la Cassazione ha disposto la rimessione al Primo Presidente affinché ...

Diritto Processuale Civile

X