Danni dalla terrazza privata: il condominio non è responsabile

Un medico in famiglia…anche se vietato dal regolamento

Per la Cassazione deve essere valutato da parte del giudice se, nella nozione di uso residenziale abitativo previsto nel regolamento di condominio, siano ricompresi gli usi promiscui e se gli stessi siano compatibili con la funzione abitativa anche alla luce delle altre attività vietate dal regolamento medesimo.

Nel caso di specie una condomina, svolgente attività medica, aveva adibito una stanza del suo appartamento a studio medico. Il condominio, dunque, citava in giudizio la professionista sanitaria al fine di ottenere la dichiarazione di illegittimità di tale adibizione ad uso medico della stanza. Il Tribunale di primo grado ha però ritenuto che l’uso di una stanza come luogo di visita di pazienti occasionali, non costituendo un’infrastruttura logistica, non violerebbe il regolamento condominiale che consentirebbe soltanto l’uso residenziale di tipo abitativo. Un’interpretazione contraria comporterebbe una limitazione dei diritti del proprietario dell’appartamento nella sistemazione del proprio alloggio e nelle proprie relazioni.

Contro tale sentenza veniva proposto appello da parte del condominio. Il giudice di secondo grado riteneva, invece, esistente la violazione del regolamento condominiale, a nulla rilevando che la destinazione diversa da quella abitativa sia stata solo parziale, attesa la natura assoluta del divieto previsto dal regolamento.

Veniva, dunque, proposto ricorso per cassazione da parte della professionista sanitaria. La Cassazione ha affermato che la corte d’appello in realtà è caduta in errore e la sentenza impugnata si è posta contro i principi elaborati dalla giurisprudenza. Il giudice a quo, da un lato, ha infatti accertato fattualmente la destinazione limitata di una stanza a studio medico e, d’altro lato, ha escluso in via complementare che si trattasse di un vero e proprio ambulatorio. Su tali basi, la corte locale ha in pratica limitato la propria opera interpretativa della nozione di uso residenziale abitativo alla esclusione della possibilità che in esso fossero ricompresi usi promiscui compatibili con la funzione dell’abitare. Ha poi tratto dalla natura meramente esemplificativa dell’elencazione delle attività espressamente vietate dal regolamento condominiale la conclusione della sostanziale irrilevanza dell’elencazione stessa. Questa, invece, alla luce dell’indicazione di attività seriamente invasive rispetto alle esigenze abitative degli altri compartecipi, come attività commerciali, esalazioni nocive, immissioni di fumi, gas, scarichi, rumori, avrebbe potuto eventualmente guidare l’interprete verso approdi diversi.

In conclusione, la Cassazione, accogliendo il ricorso, prescrive che il giudice del rinvio, in sede di riesame, debba ampliare la propria opera interpretativa della nozione di uso residenziale abitativo, valutando in particolare se in esso siano ricompresi usi promiscui compatibili con la funzione dell’abitare e se, stante l’elencazione delle attività espressamente vietate, seriamente invasive rispetto alle esigenze abitative degli altri compartecipi, sia da ritenersi vietata quella in esame.

Cass., Sez. VI Civ., 5 luglio 2019, n. 18082

Laura Vivian – l.vivian@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Danni dalla terrazza privata: il condominio non è responsabile

Il condominio risponde, in qualità di custode, solo per i danni derivanti dalle parti comuni, mentr...

Diritti reali e condominio

Crisi familiare e comodato: quando le esigenze familiari ed abitative vengono meno

Nel caso in cui l’efficacia del contratto di locazione sia subordinato al verificarsi di una deter...

Diritti reali e condominio

Crisi familiare e comodato: quando le esigenze familiari ed abitative vengono meno

Con la sentenza in commento la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha censurato la legislazio...

Diritti reali e condominio