Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Un, due, tre…..ISC!

Il Tribunale di Torino, in persona del Dott. Ludovico Sburlati, ha affrontato con incisività, sintesi ed efficacia la vexata quaestio che ruota intorno all’ISC, chiarendone genesi, funzione e riferibilità alla disciplina consumeristica.

In ispecie, il Magistrato rammenta come la disciplina diretta a regolamentare l’Indicatore Sintetico di Costo, sancendone la relativa obbligatoria indicazione in contratto è ascrivibile alla delibera Cicr del 04 marzo 2003, per il tramite della quale il Comitato Interministeriale ha demandato alla Banca d’Italia il compito di rendere noto tale parametro. Considerazione quest’ultima che, de relato, cristallizza il momento di vigenza della prescrizione di legge nonché il ruolo vincolante assunto dalla Banca d’Italia nel rendere le direttive connesse all’indicatore in questione.

Operata tale doverosa premessa il Giudicante prosegue verificando la riferibilità della normativa ut supra alle conseguenze sanzionatorie previste ai sensi dell’art. 117 TUB, con conseguente nullità delle clausole contrattuali.  All’uopo il Tribunale sostiene l’inapplicabilità al caso di specie dell’art. 117 Tub, dal momento che l’ISC – in quanto valore medio espresso in termini percentuali – non integra la nozione di quei “tassi, prezzi e condizioni” espressamente previsti dalla norma, avuto riguardo alla funzione meramente informativa ad esso sottesa.

Ad opinare del Giudice infatti: “la nullità e il meccanismo d’integrazione previsti dalla norma riguardano infatti singole clausole contrattuali e presuppongono l’analiticità e la specificità degli elementi di confronto, in contrasto con il carattere sintetico e generale dell’indicatore in esame. Ne discende che l’erronea indicazione dell’Isc non incide sulla validità delle clausole contrattuali ex art. 117 Tub”.

Quanto sopra non solo determinerebbe la piena efficacia e validità della pattuizione contrattuale ma, a fortiori, escluderebbe la presunta applicabilità della disciplina inerente il codice al consumo: il che avuto riguardo all’importo di cui all’erogazione di credito – superiore ad Euro 75.000,00 – nonché alla peculiare tipologia di finanziamento con garanzia ipotecaria, fattispecie non assoggettate alla disciplina consumeristica ex art. 122 comma 1 lett. a) ed f) TUB.

L’adito Giudicante pertanto illustra, in tre diverse fasi, i momenti topici che ineriscono all’Indicatore Sintetico di Costo, concludendo per l’integrale rigetto delle censure avversarie sul punto.

La sentenza in argomento conferma peraltro la piena legittimità del piano di ammortamento alla francese, dichiarando come tale metodo di rimborso non comporta alcuna violazione di cui all’art. 1283 c.c e del correlato fenomeno anatocistico; oltre che dell’imprescindibile distinguo che deve intervenire tra interessi corrispettivi e moratori ai fini del vaglio usurario, confortando ancora una volta il consolidato orientamento giurisprudenziale in materia.

Tribunale di Torino, 12 marzo 2019, n.1133

Diana Paola Franchetti – d.franchetti@lascalaw.com

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