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Un danno è per sempre: trasmissibilità in via successoria del danno erariale

Ai fini della trasmissione agli eredi dell’obbligazione risarcitoria da danno erariale, occorre che sia stato preventivamente accertato un indebito arricchimento del dipendente pubblico e dei suoi eredi.

Ciò è stato affermato dalla Suprema Corte di Cassazione in una recente pronuncia, che a sua volta richiama il principio di diritto sancito dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 19280 del 2018, secondo il quale, in tema di responsabilità amministrativa, anche quando il debito risarcitorio del pubblico dipendente sia stato accertato dal giudice contabile con sentenza passata in giudicato, la trasmissibilità agli eredi si verifica soltanto nei casi in cui il fatto illecito abbia non soltanto arrecato un danno all’erario, ma anche procurato al dante causa, autore dello stesso, un illecito arricchimento, il che richiede che tale presupposto – così come il conseguente indebito arricchimento degli eredi – sia stato accertato nel giudizio dinanzi al giudice contabile.

Nel caso di specie, era stata notificata una cartella esattoriale a due fratelli nella loro qualità di eredi del padre, deceduto nel 2007, da parte dell’Agenzia per la riscossione. La cartella era relativa all’importo che il padre era stato condannato a pagare a titolo di risarcimento del danno nei confronti dell’Erario. Gli eredi proponevano opposizione contro la suddetta cartella, dichiarando di avere accettato l’eredità con beneficio di inventario e deducendo l’inesistenza di un titolo esecutivo nei loro confronti, in quanto il titolo esecutivo emesso solo contro il defunto, non avrebbe potuto essere azionato esecutivamente nei loro confronti in assenza di accertamento della sussistenza delle condizioni di illecito arricchimento del dante causa e di conseguente arricchimento degli eredi stessi.

Il Tribunale di merito accoglieva l’opposizione ritenendo che la condanna emessa nei confronti dell’autore dell’illecito, poi deceduto, non fosse direttamente opponibile agli eredi quale titolo esecutivo efficace per il recupero del credito, dal momento che non era stato oggetto del giudizio dinanzi alla Corte dei Conti l’accertamento dei presupposti per la trasmissione del debito.

L’Agenzia delle entrate proponeva appello. La Corte d’Appello confermava la decisione del giudice di primo grado, dichiarando l’invalidità dell’intimazione di pagamento notificata agli eredi prima che fosse giudizialmente accertata la trasmissione ad essi del debito risarcitorio. Contro la sentenza propose ricorso per cassazione l’Agenzia delle Entrate.

La Suprema Corte ha, quindi, affermato che non sussiste alcun automatismo sulla trasmissione del debito, ma che tali presupposti debbono essere accertati in sede di giurisdizione contabile. Si rende, dunque, necessario il preventivo accertamento da parte del magistrato contabile che il de cuius si sia indebitamente arricchito e che gli eredi se ne siano giovati.

Nel caso di specie, non essendovi stato tale accertamento, la Cassazione ha quindi respinto integralmente il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, compensando però le spese visto che solo di recente le questioni sono state risolte dalle Sezioni Unite.

Cass., Sez. III Civ., 29 novembre 2018, n. 30856

Laura Vivian – l.vivian@lascalaw.com

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