Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Un anno di tempo per insinuare al passivo il credito sorto nel corso della procedura fallimentare

L’insinuazione al passivo dei crediti sorti nel corso della procedura fallimentare non è soggetta ai termini di decadenza previsti dall’art. 101 l.f. e incontra un limite temporale da individuarsi nel termine di un anno, decorrente dal momento in cui si verificano le condizioni di partecipazione al passivo fallimentare

Con la sentenza in commento, la Cassazione, limitandosi a correggere la motivazione del provvedimento impugnato, ha affermato la possibilità per il creditore sopravvenuto di insinuarsi al passivo nel termine di dodici mesi dall’insorgenza del proprio credito.

La Cassazione – peraltro ribadendo incidentalmente come gli atti del fascicolo di cui all’art. 90 l.f. rimangano direttamente consultabili dal Tribunale, senza impedimento alcuno derivante dai termini di decadenza previsti dall’art. 99 l.f. – ha osservato come la giurisprudenza di legittimità si sia già ripetutamente espressa in merito alla non applicabilità dei termini di cui all’art. 101, commi 1 e 4, l.f. rispetto ai crediti sopravvenuti durante l’arco della procedura.

Ebbene detti crediti possono sorgere prima o addirittura dopo lo spirare del termine di cui all’art. 101, comma 1, l.f.. E la Cassazione ha in proposito evidenziato come, nel primo caso, applicando il termine di cui al predetto comma, al creditore sopravvenuto residuerebbe un tempo più breve per insinuarsi di quello a disposizione dei creditori preesistenti e come, nel secondo caso, non possa ritenersi che la non imputabilità del ritardo renderebbe l’insinuazione comunque ammissibile, ai sensi di quanto previsto dall’art. 101, comma 4, l.f. (tenuto conto del fatto che sopravvenienza del credito e non imputabilità del ritardo nell’insinuazione non sono situazioni sempre sovrapponibili).

La Cassazione ha, altresì, chiarito come non sia possibile richiamare l’art. 111 bis l.f., atteso che il rinvio dallo stesso operato alla normativa del Capo V attiene alle sole modalità di accertamento dei crediti e non anche ai termini di cui all’art. 101 l.f.. Oltre al fatto che i crediti sopravvenuti ben potrebbero essere crediti chirografari.

Da cui la non applicabilità ai crediti sopravvenuti dei termini di decadenza di cui all’art. 101 l.f.. Tanto più, ha osservato la Suprema Corte, se si considera che il creditore sopravvenuto che tardi ad insinuarsi, pur dopo il sorgere del proprio credito, andrebbe comunque incontro agli inconvenienti di non scarso rilievo di cui all’art. 112 l.f..

Le indubbie esigenze di celerità e concentrazione della procedura di ammissione al passivo debbono, quindi, essere coordinate con i principi costituzionali di uguaglianza (art. 3 Cost.) e del diritto di azione in giudizio (art. 24 Cost.), principi che, ha sottolineato la Suprema Corte, non possono essere tralasciati rispetto al creditore sopravvenuto.

Da cui l’enunciazione del principio di diritto, secondo cui l’insinuazione al passivo dei crediti sorti nel corso della procedura fallimentare non è soggetta ai termini di decadenza previsti dall’art. 101 l.f. e incontra, comunque, un limite temporale da individuarsi – in coerenza e armonia con l’intero sistema attualmente in essere e sulla scorta dei citati principi costituzionali – nel termine di un anno, decorrente dal momento in cui si verificano le condizioni di partecipazione al passivo fallimentare.

Cass., Sez. I,17 febbraio 2020, n. 3872

Roberta Maria Pagani – r.pagani@lascalaw.com

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