Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Un altro voto a sfavore della revocatoria dell’atto di scissione

La scissione non realizza in senso proprio un trasferimento di beni e la tutela speciale offerta dal legislatore ai creditori della società scissa ha natura assorbente rispetto alla tutela ordinaria apprestata dalla azione revocatoria.

Con la sentenza in commento la Corte di Appello di Catania, ribaltando la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Catania, ha ritenuto di aderire all’orientamento di merito per cui l’atto di scissione societaria non può essere oggetto di azione revocatoria (cfr. Trib. Bologna, 24 marzo 2016, n. 861; contra, Trib. Roma, Sez. Fallimentare, 16 agosto 2016). Nella fattispecie, si trattava di una scissione parziale mediante costituzione di una nuova società.

Le motivazioni a supporto della sentenza in commento sono diverse.

In primo luogo, i giudici siciliani hanno aderito alla c.d. tesi “modificativa” della scissione, affermando che nell’ipotesi di scissione parziale mediante costituzione di una nuova società, la società scissa si modifica poiché assume una nuova organizzazione strutturale attraverso la sua frammentazione in una o più nuove entità, con conseguente assegnazione del patrimonio e delle quote ai soci. Il suddetto fenomeno, dunque, non realizzerebbe in senso proprio un trasferimento di beni, ma una diversa distribuzione degli stessi tra gli enti che vi partecipano, dando luogo più ad una ristrutturazione societaria che ad una vicenda successoria/traslativa.

I Giudici, pertanto, hanno affermato che non potendosi configurare nella scissione un atto traslativo in senso proprio (tanto più in quella di cui al caso di specie) non potrà esservi spazio per l’azione revocatoria (sia fallimentare che ordinaria), presupponendo quest’ultima il compimento di un atto dispositivo patrimoniale da parte del debitore.

Successivamente, la Corte d’Appello ha esteso la sua indagine interpretativa soffermandosi in via generale sulla compatibilità dell’azione revocatoria con l’operazione negoziale avente ad oggetto la scissione societaria.

Secondo i giudicanti, il legislatore ha previsto tutta una serie di rimedi speciali a tutela dei creditori della società scissa.

Se, da un lato, con l’art. 2504 quater c.c. ha voluto rendere stabili gli effetti del perfezionamento della scissione negando la esperibilità delle azioni di invalidità una volta che siano state eseguite tutte le necessarie formalità, d’altro lato ha tutelato i creditori con diversi altri rimedi.

Infatti, ha attribuito loro la possibilità di esperire l’azione di opposizione di cui all’art. 2503 c.c., di avvalersi della tutela risarcitoria prevista dall’art. 2504 quater, co. 2., c.c. nonché ha previsto la legittimazione dei creditori insoddisfatti ad agire in via diretta sull’effettivo patrimonio netto assegnato alle società beneficiarie ai sensi dell’art. 2506 quater c.c..

Tale impianto di tutela offerto ad i creditori della società scissa sarebbe stato dunque concepito per operare in via esclusiva ed alternativa rispetto alla tutela generale, non lasciando spazio all’actio pauliana (ordinaria o fallimentare).

Del resto l’eventuale successo di una azione revocatoria potrebbe avere conseguenze altamente penalizzanti. Infatti, l’effetto restitutorio comporterebbe la privazione per la società beneficiaria delle componenti positive del suo patrimonio, segnandone la fine e vanificando il senso dell’intera operazione negoziale, con buona pace dei principi generali a tutela della stabilità delle operazioni straordinarie e di certezza delle negoziazioni commerciali.

Preso atto della netta posizione della Corte di Appello di Catania e non registrandosi sul tema precedenti di legittimità, non resta che attendere un intervento chiarificatore della Corte di Cassazione.

Corte di Appello di Catania, 19 settembre 2017, n. 1649

Luca Scaccaglia – l.scaccaglia@lascalaw.com

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