Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Un accordo è per sempre…forse…

Con sentenza del 2 maggio u.s., il Tribunale di Roma rigettava le domande avanzate da una società correntista, inerenti l’usurarietà dei tassi applicati al rapporto di conto corrente e l’indeterminatezza delle condizioni pattuite, accertando la cessata materia del contendere per intervenuta transazione.

Nella specie, prima dell’introduzione della causa, interveniva un piano di rientro tra le parti, in cui la correntista si riconosceva debitrice di una somma, che si impegnava a restituire ratealmente, rinunciando nel contempo ad ogni eccezione circa la tenuta del conto.

Dall’altro lato, la banca rinunciava ad ottenere il pagamento immediato del proprio credito.

Ebbene, nonostante la conclusione di tale accordo la correntista citava in giudizio la banca.

Il Tribunale ha così statuito: “tenuto conto di quanto dichiarato dalle parti nel predetto documento e alla stregua del chiaro tenore letterale dell’accordo in esso trasfuso, deve ritenersi che le questioni prospettate nel presente giudizio abbiano costituito oggetto di definitiva transazione e che, conseguentemente, nessuna somma può essere legittimamente pretesa dalla odierna società attrice a titolo di interessi e oneri invalidamente computati nel corso del rapporto di conto corrente oggetto del presente giudizio

A nulla sono valse le eccezioni di controparte sul punto.

In primis la società correntista asseriva che l’accordo dovesse essere dichiarato nullo ex art. 1969 c.c. o comunque ai sensi delle disposizioni generali in tema di annullamento del contratto per vizi del consenso.  Sul punto è stato evidenziato che l’art. 1969 c.c. può essere invocato solo laddove la causa di annullamento si riferisca a fatti o circostanze su cui non si sia composta alcuna controversia, mentre in questo caso la questione inerente gli interessi aveva costituito oggetto di espressa rinuncia nella transazione. Nemmeno l’eccezione inerente la nullità della transazione ex art. 1972 c.c. ha trovato accoglimento. Come precisato dal Tribunale, infatti: “ neppure può configurarsi la nullità della transazione, ai sensi dell’articolo 1972 cod. civ.. La norma stabilisce, al comma I, la nullità della transazione soltanto ove questa abbia ad oggetto un titolo nullo per illiceità della causa o del motivo comune ad entrambe le parti; il comma II prevede la nullità di singole clausole del contratto base solo quando di esse risulti, ai sensi dell’articolo 1419 cod. civ., l’essenzialità rispetto al contratto stesso”. Nel caso di specie non è stata allegata alcuna causa di illeicità del contratto, ne è stata provata l’essenzialità delle clausole inerenti la pattuizione degli interessi.

Le domande sono state pertanto integralmente rigettate.

Tribunale di Roma, sentenza 2 maggio

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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