La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Ulteriore conferma: per la verifica usura si applicano le istruzioni di Banca d’Italia

Il Tribunale di Milano si è espresso a definizione di un giudizio promosso nei confronti di un Istituto di credito, assistito dallo Studio.

Parte attrice evocava in giudizio la Banca, contestando varie annotazioni di poste a debito, asseritamente non dovute ed illegittime, in relazione ad un rapporto di conto corrente, chiedendone quindi l’espunzione ed il riconteggio a mezzo ctu delle risultanze contabili, con condanna alla restituzione dell’indebito. Tra le ulteriori doglianze, controparte lamentava l’usurarietà degli interessi.

Il Tribunale di Milano, accogliendo le difese dell’Istituto di credito, ha rigettato le domande di parte attrice, condannandola altresì alla rifusione delle spese di giudizio ivi liquidate.

Tra gli altri argomenti di interesse della decisione in rassegna, in particolare il Tribunale meneghino ha confermato il proprio orientamento, ormai granitico, in punto verifica di usura e Istruzioni della Banca d’Italia, e così: “[…] ogni verifica di usura si reputa debba essere effettuata alla luce dei criteri sanciti nelle Istruzioni Banca d’Italia pro-tempore vigenti, e ciò per l’assorbente considerazione che, alla luce di questi stessi criteri Banca d’Italia (operando in base a normativa regolamentare emessa su espressa delega della normativa primaria anti-usura di cui agli artt.2 L. 108/96 e 2bis D.L.185/08), rileva il tasso medio trimestralmente applicato agli intermediari finanziari, in relazione al quale è conteggiato il tasso soglia; criteri di coerenza logica e metodologica, e quindi di equità giuridica, impongono di accedere al confronto tra il Teg applicato dalla singola banca e il tasso soglia del periodo, utilizzando la stessa metodologia di calcolo che Banca d’Italia, ufficializzata nelle Istruzioni, impone alle banche di rispettare, atteso che, se tale è la formula seguito dal Ministero del Tesoro/Banca d’Italia per rilevare trimestralmente il tegm applicato dalle banche, e quindi individuare il tasso soglia, tale deve essere la formula che conseguentemente deve essere utilizzata per accertare se di fatto la singola banca abbia rispettato o meno detta soglia nell’addebitare costi di credito nel singolo rapporto di conto corrente (sarebbe scientificamente inattendibile un confronto di due dati, ove il primo sia calcolato computando le voci di costo secondo una data metodologia, e il secondo sia calcolato, o computando voci di costo diverse e computando le stesse, ma secondo metodologia diversa)”.

Con riferimento precipuo alla commissione di massimo scoperto, prosegue il Giudice rilevando altresì come la “scelta discrezione di Banca d’Italia, ante 2009, di escludere la voce ”commissione di massimo scoperto” dalla metodologia di rilevo del Tegm […], e la successiva scelta, in esito alla modifica normativa di cui all’art.2 bis DL 185/2008, di computare dette commissioni conteggiandole tra gli oneri  […] e non sommandole agli interessi, paiono scelte volte entrambe a contenere il dato del tasso effettivo globale medio, e conseguentemente il dato del tasso soglia che su di esso si uniforma, e ciò nell’interesse (e non a danno) degli utenti del credito bancario, venendo gli intermediari vincolati al rispetto di un tasso soglia generalmente più basso”. Ciò detto, conclude il Tribunale sul punto, affermando che sarebbe quindi “iniquo per gli intermediari”, dapprima vincolati a tale tasso soglia metodologicamente più basso, dover svolgere una verifica di usura utilizzando un metodo di calcolo diverso, e precisamente quello stesso metodo che ove fosse stato utilizzato “in sede di rilevazione del Tegm, avrebbe condotto ad un tasso soglia più elevato”.

Trib. Milano, Sezione VI, 25 marzo 2016, n. 3855 (leggi la sentenza)

Eva Messaggioe.messaggio@lascalaw.com

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