Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Ulteriore conferma della Suprema Corte: nel calcolo del TEG non si computa la c.m.s.

Ad affermarlo è la Suprema Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22270 del 3 novembre 2016, rigettando il ricorso di due fideiussori, promosso nei confronti di istituto di credito.

Il caso: la banca in questione otteneva, contro i garanti per fideiussione di una società fallita, un decreto ingiuntivo per il recupero dell’importo riveniente dal saldo debitore di conto corrente.

I garanti, proponendo opposizione avverso il decreto ingiuntivo contestavano, tra le altre cose, l’importo degli interessi addebitati sul conto corrente in quanto calcolati ad un tasso eccedente la soglia usuraria.

La banca opposta deduceva la legittimità degli interessi e delle commissioni addebitate, chiedendo, pertanto, il rigetto delle avverse doglianze.

Il Tribunale rigettava l’opposizione. L’impugnazione proposta veniva anch’essa rigettata con conferma del decreto ingiuntivo opposto, da qui il ricorso per Cassazione.

Sottoposta all’esame della Suprema Corte, la fattispecie de qua, viene decisa in senso favorevole all’istituto di credito resistente sulla scorta del seguente principio di diritto.

“In tema di contratti bancari, la disposizione dettata dall’art. 2-bis, comma secondo, del decreto-legge n. 185 del 2008, che attribuisce rilevanza, ai fini dell’applicazione dell’art. 1815 cod. civ., dell’art. 644 cod. pen. e degli artt. 2 e 3 della legge n. 108 del 1996, agl’interessi, alle commissioni e alle provvigioni derivanti dalle clausole, comunque denominate, che prevedono una remunerazione, a favore della banca, dipendente dall’effettiva durata dell’utilizzazione dei fondi da parte del cliente, ha carattere non già interpretativo, ma innovativo, e non trova pertanto applicazione ai rapporti come quello in esame, esauritisi in data anteriore all’entrata in vigore della legge di conversione, con la conseguenza che, in riferimento a tali rapporti, la determinazione del tasso effettivo globale, ai fini della valutazione del carattere usurario degli interessi applicati, deve aver luogo senza tener conto della commissione di massimo scoperto.”

Infine, la Corte si è espressa altresì in merito ad un altro aspetto oggetto di ricorso, ovvero la rilevanza degli estratti conto ai fini della prova del credito.

Sul punto i giudici di legittimità hanno evidenziato che “gli estratti conto comunicati dalla banca al debitore principale e dal medesimo non impugnati entro il termine di cui all’art. 1832 cod. civ. costituiscono idoneo mezzo di prova anche nei confronti del fideiussore, non solo ai fini della concessione del decreto ingiuntivo, ma anche nel successivo giudizio di opposizione e in ogni altro giudizio di cognizione, non potendo il fideiussore contestare la definitività delle partite annotate nel conto, ma soltanto far valere l’eventuale invalidità o inefficacia dei rapporti giuridici dai quali traggono origine gli addebiti o gli accrediti.”

Cass., Sez. I, 03 novembre 2016, n. 22270 (leggi la sentenza)

Maria Grazia Sclapari m.sclapari@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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