C’è chi dice no…agli scalari

Tutt’altro che eccessivo è il rimborso progressivo!

La piena legittimità del metodo di ammortamento alla francese è stata confermata, ancora una volta, dal Tribunale di Torino che, in persona della Dott.ssa Gabriella Ratti, ha escluso la configurabilità di un’ipotesi di anatocismo.

In ispecie, il Magistrato ha chiarito quali debbano essere le modalità di calcolo laddove il rimborso venga effettuato con il sistema progressivo, negando che il metodo adottato comporti la capitalizzazione degli interessi ed una maggiore onerosità di cui all’operazione di credito domandata.

Difatti, dalla sentenza si evince come nel piano di ammortamento alla francese gli interessi imputati alle singole rate sono calcolati avuto riguardo al solo capitale residuo: metodologia quest’ultima che esclude il verificarsi di alcun fenomeno anatocistico, atteso che il computo degli interessi viene operato su una quota capitale al netto degli interessi.

Posto, dunque, che il dettato normativo di cui all’art. 1283 c.c. vieta la produzione di interessi su interessi scaduti e che tale operazione non riguarda la restituzione graduale del prestito, il Tribunale di Torino conclude che “è evidente che il metodo alla francese – che comporta che gli interessi vengano calcolati unicamente sulla quota capitale via via decrescente e per il periodo corrispondente a quello di ciascuna rata – non comporta alcuna capitalizzazione degli interessi”.

Il Giudice adito prosegue poi ponendo a confronto le due diverse metodologie di calcolo del piano di rimborso, osservando che entrambi i metodi adottati non possono ritenersi in violazione dell’art. 1283 c.c. e, con esplicito riferimento al piano di ammortamento alla francese precisando che tale metodologia di rimborso non può affatto ritenersi economicamente più gravosa per il cliente, in quanto volta a mantenere costante nel tempo la rata (e, di conseguenza, l’onere finanziario del debitore resta invariato).

La pronuncia in commento ribadisce altresì l’incondivisibilità del cumulo tra interessi corrispettivi e moratori attesa la differente funzione sottesa agli stessi, evidenziando poi la natura facoltativa della penale per anticipata estinzione.

Merita soffermarsi proprio su quest’ultimo tema, laddove viene rimarcato come la penale in discorso assolva una funzione diversa rispetto a quella cui sono diretti gli interessi compensativi; pertanto, qualora si verifichi l’estinzione anticipata del mutuo, è lapalissiano che il mutuatario – avendo corrisposto la penale – non provvederà al pagamento degli interessi compensativi in ragione dell’alternatività dei due parametri.

Il tutto, fermo restando che il diritto di esercitare il recesso anticipato dal contratto non può che considerarsi una mera facoltà “tutt’altro che necessita”, in quanto rimessa esclusivamente all’iniziativa del mutuatario, di cui può avvalersi in via meramente potenziale.

Attesa dunque l’infondatezza delle domande attoree, le stesse sono state integralmente rigettate, con contestuale condanna alla refusione delle spese di lite in favore della Banca.

Tribunale di Torino, 10 gennaio 2019, n. 86

Diana Paola Franchetti – d.franchetti@lascalaw.com

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