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Tutela cautelare e segnalazione in CRIF

Il Tribunale di Lecce in una recente ordinanza ha respinto la domanda cautelare di un soggetto che aveva richiesto la cancellazione del proprio nominativo dalla banca dati gestita da CRIF.

Il ricorrente aveva dedotto di essersi visto negare un finanziamento per via delle evidenze registrate in CRIF: nello specifico due finanziamenti in regolare ammortamento contratti in proprio e due mutui chirografari in cui si registrava un ritardo nel pagamento di una rata per cui il ricorrente aveva rilasciato fideiussione.

Secondo la ricostruzione del ricorrente tali segnalazioni erano il frutto della violazione del codice di deontologia e buona condotta allegato al codice privacy e, in quanto tali, pregiudizievoli per via dell’impossibilità di accedere al credito indispensabile in questo periodo di emergenza pandemica.

Il Giudice ha preliminarmente osservato che occorre circoscrivere l’ambito di ammissibilità della tutela cautelare la cui natura sommaria “attenua” le garanzie che offre il procedimento ordinario in termini di contraddittorio, acquisizione della prova e dialettica processuale.

In quest’ottica a parere del Giudice il requisito del fumus boni iuris – cioè la verosimile esistenza del diritto fatto valere dal ricorrente – dev’essere valutato con particolare rigore e sussiste solo quando la fondatezza della pretesa risulti evidente a fronte di una cognizione sommaria.

Fatta questa premessa il Tribunale di Lecce ha escluso la ricorrenza del requisito del fumus boni iuris considerato il rispetto degli artt. 3 e 6 del Codice di deontologia e buona condotta allegato al codice privacy e la coerenza del trattamento dei dati effettuato dagli istituti di credito con le finalità del sistema di informazioni creditizie.

Il Tribunale ha colto l’occasione per precisare che possono essere diverse le ragioni che inducono banche e finanziarie a negare la concessione di ulteriore credito, considerando che: “avere informazioni creditizie positive è sicuramente un elemento che gioca a favore della erogazione di un finanziamento ma altri fattori possono essere considerati da un Istituto di credito per decidere in autonomia se erogare o meno un prestito.

Com’è noto Eurisc è il Sistema di Informazioni Creditizie gestito da CRIF ed è una banca dati privata consultata da banche e finanziarie per verificare affidabilità e puntualità nei pagamenti e per valutare l’opportunità di concedere credito al consumo, prestiti e finanziamenti in qualsiasi forma tecnica.

Ed effettivamente, senza entrare nel merito delle scelte dell’istituto di credito, potrebbe avere inciso nel diniego ricevuto dalla ricorrente la sostenibilità del pagamento di una ulteriore rata rispetto ad altri impegni assunti e non già una illegittima ed inesistente segnalazione negativa”.

Infine, il Tribunale ha evidenziato che la presenza nel report Crif dei ritardi della debitrice principale rispetto al pagamento di una sola rata dei mutui chirografari: “risiede nel fatto che l’aver recuperato l’arretrato tre giorni dopo l’interrogazione della banca dati non può oggettivamente consentire di escludere l’indicazione di quel ritardo, fino all’aggiornamento dell’informazione”.

Alla luce di tali argomentazioni il Tribunale di Lecce ha rigettato il ricorso per difetto di fumus boni iuris, ritenendo assorbito l’esame del periculum in mora.

Trib. Lecce, Ord., 14 dicembre 2020

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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