Mario Valentino vs. Valentino

Tutela cautelare e arbitrato societario

Nonostante la riforma dell’arbitrato, introdotta a seguito della conversione in legge del d.lgs n.5/2003, sia stata interessata da una forte giurisdizionalizzazione, oltre che procedimentalizzazione, del processo arbitrale, la stessa non si è tuttavia spinta ad estendere agli arbitri il potere di emettere provvedimenti cautelari (almeno per l’arbitrato rituale). Ciò in ragione del fatto che l’arbitro è pur sempre un soggetto privato scelto dalle parti, privo dell’autoritarieta’ conferita dallo Stato esclusivamente all’Autorità Giudiziaria. Va da sé,  dunque, che la competenza cautelare spetti al giudice statuale, e precisamente al giudice che sarebbe stato competente a conoscere del merito. Pertanto, in caso di arbitrato societario, al pari di quanto accade per l’arbitrato di diritto comune, la competenza a emettere provvedimenti cautelari è in via generale riservata all’Autorità Giudiziaria.

L’unica eccezione a questo principio è contenuta nell’art. 35, c. 5, d.lgs n. 5/2003, il quale precisa che “se la clausola compromissoria consente la devoluzione in arbitrato di controversie aventi ad oggettola validità di delibere assembleari agli arbitri compete sempre il potere di disporre, con ordinanza non reclamabile, la sospensione dell’efficacia della delibera”.

L’ordinanza di sospensione dell’efficacia delle delibere assembleari è un provvedimento cautelare costituisce l’unica deroga ad oggi esistente al divieto posto dall’art. 818 c.p.c..

Evidentemente per ragioni di snellezza della procedura – in particolar modo nei contenziosi societari, per i quali l’arbitrato mostra la sua utilità pratica maggiore – il legislatore ha ritenuto opportuno conferire agli arbitri quantomeno il potere di disporre la sospensione dell’efficacia delle delibere assembleari a condizione che la clausola compromissoria, appunto, consenta la devoluzione in arbitrato delle controversie aventi ad oggetto la validità di tali delibere.

Da un’interpretazione letterale della norma (cfr. Arieta – De Santis), ad ogni modo, l’estensione di tale potere sarebbe circoscritta alle delibee assembleari, mentre rimarrebbero escluse le delibere del Consiglio d’Amministrazione e tutte le delibere assunte in seno alle società di persone, posto che in tale tipo di società non esiste l’organo né il metodo assembleare. La giurisprudenza di merito, al contrario, riconosce tale potere agli arbitri anche nei casi da ultimo citati (Trib. Bologna 25/05/2005, in Giur. It; Trib. Trento 14.02.2004, in Riv. Arb., 2004, 737).

21 aprile 2016

Giulia Buzzettig.buzzetti@lascalaw.com

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