Crisi e procedure concorsuali

Trust e concordato preventivo: possibile revocabilità dell’atto dispositivo disposto dal terzo quale limite alla fattibilità della proposta

Tribunale di Reggio Emilia, decreto 12 agosto 2014 (leggi la sentenza per esteso)

Lo strumento del trust non garantisce che l’apporto fornito da un terzo, seppur nella qualità di garante, venga mantenuto per tutta la durata del piano atteso che  il consenso al concordato non comporta rinuncia ad esperire azioni nei confronti dei garanti (Tribunale Reggio Emilia, decreto 12/08/2014)

Nel caso in esame, il Tribunale di Reggio Emilia, chiamato a valutare la fattibilità di una  proposta di concordato, – nel cui ambito i debiti ipotecari venivano soddisfatti per il tramite di apporto di beni da parte del garante vincolati in trust -, ha espresso alcune considerazioni con riguardo a  tale strumento giuridico e al suo utilizzo in ambito concordatario.

In tal caso, il nominato Giudicante, pur riconoscendo che il trust è, ormai costantemente, ritenuto mezzo idoneo a vincolare i beni di terzi al buon esito della procedura concordataria, ha affermato, che “lo strumento del trust non garantisce affatto che l’apporto – essenziale per la fattibilità del concordato – sia fornito e, soprattutto, mantenuto alla finalità a cui il piano lo destina” esprimendosi per la inammissibilità della proposta concordataria.

Secondo il Tribunale, poiché “l’art. 184 l.f. non impedisce ai creditori di avanzare le loro pretese nei confronti dei garanti, cioè di alcuni dei soggetti che hanno, con il trust, compiuto atto dispositivi del loro patrimonio in favore della società che ha presentato domanda di concordato”, la possibilità che i creditori del garante potessero esperire azione revocatoria (rischio valutato e riconosciuto come elevato), non avrebbe consentito di mantenere la fattibilità del piano per tutta la sua durata.

Sul punto, si condividono le motivazioni del Giudice considerato che sebbene il trust, apportando beni di terzi alla massa concordataria, in conseguenza del suo effetto segregativo, si rivela uno strumento adeguato a rendere possibile e garantire la soddisfazione dei creditori nelle percentuali prospettate, lo stesso rimane pur sempre un atto dispositivo del patrimonio, suscettibile come tale, di revocatoria da parte dei creditori del disponente non sussistendo alcuna norma che consenta di ritenere acquisiti all’attivo concordatario i cespiti in trust e rimanendo, pertanto, gli stessi esposti al rischio di revocatoria durante tutta la durata del piano.

29 settembre 2014

(Alessandra Sangrigoli – a.sangrigoli@lascalaw.com)

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