La rivincita del promissario acquirente

Truffa contrattuale: la competenza si radica nel luogo di conseguimento e spoliazione del bene

Il reato di truffa si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica abbiano fatto seguito la deminutio patrimonii del soggetto passivo e la locupletatio del soggetto agente. Per dirimere le questioni riguardanti la competenza territoriale, va accertato il luogo nel quale è avvenuto l’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato.

La Corte d’appello territoriale confermava la pronuncia del Tribunale in composizione monocratica che aveva condannato l’imputato per il reato di truffa aggravata dalla rilevante gravità del danno patrimoniale, unitamente ad altri coimputati non ricorrenti.

La condotta posta a base della condanna si era articolata nell’avere l’imputato, quale legale rappresentante di società con sede nel circondario del Tribunale giudicante, fruito di una linea di credito da una banca, garantita da un pacchetto di titoli azionari, a lui fornita da un coimputato, trattati su un mercato secondario, con artifici e raggiri consistiti nella prospettazione alla banca di un valore di azioni a garanzia superiore al reale e di una situazione patrimoniale della società differente rispetto a quella reale, cioè con l’indicazione di elementi falsi, volti a non rappresentare la pesante esposizione debitoria della società in questione; in tal modo si procurava l’ingiusto profitto, con danno correlativo alla banca, che erogava una linea di credito pari a 1,5 milioni di euro, con evidente danno patrimoniale di rilevante gravità.

L’imputato proponeva ricorso in Cassazione per violazione dell’art. 606 co. 1 lett. b) e lett. e) per erronea applicazione degli art. 8 e 9 cod. proc. pen., con riferimento al luogo di consumazione del fatto ed eccependo incompetenza territoriale perché sosteneva, allegando al ricorso l’estratto del conto corrente bancario della società beneficiaria di cui era legale rappresentante, già presente agli atti, che da esso non emergerebbe alcun accredito di somme provenienti dalla banca su quel conto a lui riferibile. Trattandosi della erogazione di un fido, per il quale l’istituto di credito non corrisponde materialmente il denaro al cliente, perdendone il possesso, ma glielo pone a disposizione, tenendolo comunque nelle proprie casse, mancherebbe un accredito di 1,5 milioni di euro e la truffa sarebbe pertanto rimasta ancora allo stadio del tentativo, mentre il momento in cui il denaro era fuoriuscito dalla banca coincideva con quello in cui era stato disposto il bonifico in favore di altra società non avente sede nel circondario dell’organo giudicante, mentre eventuali artifici e raggiri avevano avuto luogo altrove e i conti correnti bancari sui quali le somme erano state accreditate risultavano sparsi per l’Europa.

La Corte Suprema dichiarava l’inammissibilità del ricorso per la sua infondatezza, posto che la Corte territoriale aveva sottolineato come l’accredito del fido, oggetto del reato in contestazione, fosse avvenuto attraverso il caricamento dei sistemi della banca in sede centrale, e poi si fosse concretizzato col versamento delle somme in denaro sul conto corrente del ricorrente aperto alla sede centrale (e unica) della banca medesima: la competenza in capo al Tribunale giudicante era stata pertanto determinata allorché l’imputato aveva conseguito il profitto costituito dalla ricezione del denaro sul proprio conto corrente bancario, con contestuale perdita della disponibilità della somma da parte della Banca.

Costituisce, infatti, consolidato e condiviso orientamento del Supremo Collegio che il reato di truffa si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica abbiano fatto seguito la deminutio patrimonii del soggetto passivo e la locupletatio del soggetto agente. Questo in virtù del principale riferimento della giurisprudenza di legittimità costituito dalla sentenza n. 18/2000 delle Sezioni Unite, che ha ribadito il principio di diritto per cui “poiché la truffa è reato istantaneo e di danno, che si perfeziona nel momento in cui alla realizzazione della condotta tipica da parte dell’autore abbia fatto seguito la deminutio patrimonii del soggetto passivo, nell’ipotesi di truffa contrattuale il reato si consuma non già quando il soggetto passivo assume, per effetto di artifici o raggiri, l’obbligazione della datio di un bene economico, ma nel momento in cui si realizza l’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato. Ne consegue che, qualora l’oggetto materiale del reato sia costituito da titoli di credito, il momento della sua consumazione è quello dell’acquisizione da parte dell’autore del reato della relativa valuta, attraverso la loro riscossione o utilizzazione, poiché solo per mezzo di queste si concreta il vantaggio patrimoniale dell’agente e nel contempo diviene definitiva la potenziale lesione del patrimonio della parte offesa”.

Risulta essere inesatto quanto sostenuto nel ricorso, cioè che con l’erogazione del fido l’istituto di credito non aveva corrisposto materialmente il denaro all’imputato, perdendone il possesso, ma glielo aveva semplicemente posto a disposizione, tenendolo comunque nelle proprie casse: l’articolazione della vicenda ha invece dimostrato l’avvenuto possesso, e la conseguente piena disponibilità del denaro da parte del ricorrente, che ne ha fatto immediato uso, dispiegandolo rapidamente in varie direzioni. Essendo gli elementi costitutivi della truffa l’ottenimento dell’ingiusto profitto da parte dell’agente e il danno da parte del soggetto leso, quando entrambi si verificano il reato può dirsi consumato.

Per dirimere le questioni riguardanti la competenza territoriale, va accertato il luogo nel quale è avvenuto l’effettivo conseguimento del bene da parte dell’agente e la definitiva perdita dello stesso da parte del raggirato: nella specie, poiché la somma di 1,5 milioni di euro è pervenuta sul conto corrente del ricorrente, acceso alla sede centrale, e unica, della banca, la competenza territoriale è stata correttamente individuata in capo al Tribunale nel cui circondario si trova detta sede.

Cass., Sez. II, 4 giugno 2021, n. 25151

Fabrizio Manganiello – f.manganiello@lascalaw.com

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