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Il Tribunale di Roma sulla natura dei contratti di interest rate swap

Con una recentissima pronuncia, il Tribunale di Roma (sentenza n. 3346 del 20-2-2017) si è soffermato sulla analisi della natura dei contratti di interest rate swap (IRS), offrendo una sintesi dei principi applicabili per qualificare il derivato come “speculativo”, ovvero di “copertura”.

Semplificando il merito della vicenda è sufficiente rilevare che una società stipulava un contratto di leasing e, parallelamente, un IRS al fine di ottenere una copertura sul finanziamento: la struttura convenuta tra la società e l’intermediario finanziario era quella dell’applicazione del tasso variabile a fronte del tasso fisso.

L’operazione procedeva regolarmente sino a che la società, ritenuto che il derivato avesse natura speculativa, citava in giudizio l’intermediario finanziario chiedendo che venisse accertata e dichiarata la nullità del “contratto quadro” di interest rate swap stipulato «e/o dei contratti di interest rate swap conclusi in virtù dello stesso sin dalla data di stipula» per mancanza di causa o causa illecita ovvero di disporre l’annullamento dei medesimi contratti.

Il Giudice adito, nel vagliare la vicenda sottoposta al proprio esame, ha ricordato che “Secondo la definizione maggiormente in uso – adottata, peraltro, dalla Consob in alcune sue delibere – lo swap è il contratto mediante il quale due parti si accordano per scambiarsi, in base a regole e formule prestabilite, dei flussi finanziari futuri il cui ammontare è determinato in relazione ad un valore sottostante: al termine, il contratto verrà normalmente eseguito mediante il pagamento del differenziale. In base al tipo di parametro o variabile di mercato preso in considerazione per determinare la natura dei flussi di cassa, che genera differenti combinazioni di contratti, si possono distinguere: swap su valute (currency swap), swap su merci (commodity swap); swap sul rischio di credito e swap su tassi di interesse”.

Proseguendo, poi, il Tribunale afferma che, “per quel che interessa in questa sede, il contratto di swap su tassi di interessi – denominato anche interest rate swap o IRS – si configura allorquando le parti si accordano per scambiarsi i flussi di cassa che hanno natura di interessi, calcolati su un capitale di riferimento di un determinato ammontare (detto capitale “nozionale”, che non è oggetto di scambio tra le parti), per tutta la durata del contratto. In altre parole, con tale contratto, le parti si impegnano a versare e a riscuotere a date prestabilite importi determinati in base al differenziale di tassi di interesse diversi (ad esempio, il differenziale tra un tasso fisso ed uno variabile). Più nel dettaglio, un interest rate swap (IRS) è un contratto di swap in cui i pagamenti sono determinati sulla base di un tasso di interesse (in genere l’Euribor o il Libor). In tale contratto due parti (il cliente e la controparte bancaria) si impegnano a scambiarsi, a date fissate e per un arco temporale prestabilito, somme di denaro, quantificate applicando ad un dato importo di riferimento (detto capitale “nozionale”, che non è oggetto di scambio tra le parti), due diverse tipologie di tassi di interesse”.

Per qualificare la natura del derivato, alla luce delle conclusioni cui è pervenuta la Consulenza Tecnica disposta, il Tribunale ha preso in esame la struttura del contratto (tasso di riferimento, capitale di riferimento e struttura delle scadenze) dando atto che: “per l’analisi della funzione di copertura si è proceduto ad esaminare la struttura contrattuale dei flussi con particolare riferimento alle seguenti variabili: 1) tasso di riferimento: entrambi i contratti, sia leasing che IRS fanno riferimento all’euribor a tre mesi; 2) capitale di riferimento: come già esposto, il capitale del leasing si discosta dal nozionale per euro 1.280, quindi con uno scostamento minimo tale da non incidere sulla struttura del contratto; 3) struttura delle scadenze: il leasing ha canoni mensili che vengono riparametrati, in base alla componente variabile (euribor 3m), trimestralmente; IRS ha scadenze trimestrali. Vi è, quindi, sostanziale coincidenza”.

Valutati tali elementi il Giudice ha quindi rigettato le domande statuendo che il derivato svolgeva in concreto una “funzione di copertura” e, dunque, non fosse affetto da vizio di nullità per difetto della causa negoziale.

Tribunale di Roma, 20 febbraio 2017, n. 3346 

Carlo Giambalvo Zillic.zilli@lascalaw.com

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