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Il Tribunale di Milano still blows in the wind

Il Tribunale di Milano torna ad occuparsi delle rituali contestazioni nell’ambito del contenzioso bancario in materia di conti correnti, posando un nuovo mattone nella costruzione della giurisprudenza meneghina.

Il caso riguardava una serie di rapporti, contestati sul piano dell’applicazione di interessi usurari e di c.m.s. asseritamente illegittime.

Con riguardo alla dedotta usura oggettiva, parte attrice contestava, anche mediante le consulenze di parte , che in corso di esecuzione dei rapporti di conto corrente sarebbero stati applicati interessi superiori al tasso soglia usura rilevato nel periodo, integrando tale prassi ipotesi di c.d. usura sopravvenuta.

La contestazione era però priva di allegazioni specifiche, essendo sprovvista della dimostrazione di una diversa pattuizione degli stessi in origine ovvero in corso di esecuzione del contratto, nonché di una presunta eventuale contrarietà a buona fede.

“Tale difetto di allegazione impedisce di ritenere giuridicamente rilevante l’eventuale usura sopravvenuta allegata da parte attrice, tenuto conto di quanto evidenziato con la pronuncia della Cassazione a Sezioni Unite 24675/2017 secondo la quale qualora “il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alle disposizioni della L. n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto””.

Rispetto alla dedotta usura soggettiva, parte attrice si limitava ad affermare che il mero superamento del TEGM da parte del tasso effettivo globale rilevato in corso di esecuzione del contratto costituisse dimostrazione del valore soggettivamente usurario del tasso ultralegale.

Se non che, come nota il Giudice, “l’art. 644, comma, 3 c.p. prescrive che possano essere considerati usurari gli interessi convenuti da soggetto in situazione di difficoltà economica finanziaria purché gli interessi siano convenuti in misura, benché non superiore alla soglia di usura, sproporzionata rispetto alla prestazione eseguita, tenuto conto delle concrete modalità di stipulazione del contratto e del tasso medio applicato ad operazioni similari”, circostanza non provata nel caso di specie.

“Di conseguenza la domanda attorea si è rivelata manifestamente infondata e deve essere rigettata, senza che sul punto fosse necessario disporre alcuna attività istruttoria ulteriore alla luce della mancata allegazione di alcun fatto dal quale possa essere attribuito rilievo al superamento del tasso soglia rilevato non al momento della stipulazione del contratto bensì in corso di esecuzione del contratto stesso”.

In punto c.m.s. infine, il magistrato fornisce un’ottima ricostruzione dell’istituto, validando la legittimità della causa della commissione con l’autonomia negoziale delle parti (ed anche dimostrata dalla regolamentazione che il Legislatore tra il 2008 e il 2012 dedica all’onere in parola) e precisando che, al più, e da sempre, si è invece posto un tema differente, relativo se mai alla determinatezza di tale commissione.

Ma rispetto a questo, “L’attrice non ha documentato o altrimenti provato l’avvenuta pattuizione della commissione di massimo scoperto, né ha allegato la mancata pattuizione di tale onere nei contratti costituenti titolo delle proprie domande.

Non provando in che termini le parti abbiano convenuto la misura della c.m.s. applicata, risulta indimostrata l’indeterminatezza di tale onere allegata da parte attrice. Solo con riguardo al contratto di conto corrente ancora in corso di esecuzione tra le parti, la convenuta, pur non essendone onerata, ha prodotto il documento di sintesi di conto corrente dal quale risulta che le parti abbiano espressamente convenuto per iscritto la percentuale della c.m.s. dovuta, indicando la base di calcolo (picco massimo di scoperto di conto) ed il periodo di applicazione (trimestre) (doc. 14 allegato alla memoria ex art. 183, sesto comma, n. 2 c.p.c. di parte convenuta). Non può dirsi, pertanto, che l’onere convenuto tra le parti fosse indeterminato al momento della stipulazione del contratto”.

La causa veniva dunque decisa in sede di udienza di ammissione prove – senza che fosse dato ingresso alla fase istruttoria – con rigetto e condanna alle spese.

Tribunale di Milano, 27 settembre 2018, n. 9453 (leggi la sentenza)

Giorgio Zurru – g.zurru@lascalaw.com

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