Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Trasparenza ed invalidità del contratto a confronto

L’asserita violazione dei dettami di trasparenza riconnessi ad una presunta distorsione dell’Indicatore Sintetico di Costo viene ad essere ancora una volta esclusa dalla giurisprudenza di merito.

Le sempre più ricorrenti doglianze sollevate dai soggetti finanziati in ordine all’asserita difformità informativa dell’ISC registrano ormai costanti dinieghi normativi e giurisprudenziali, che, tuttavia, non esitano a fornire novellate chiavi di lettura della normativa di riferimento.  In tale alveo si inserisce la presente ordinanza resa dal Foro Capitolino.

Invero, se da una parte appare indiscussa la funzione meramente informativa sottesa al parametro in discorso in quanto sintesi numerica di costo, dall’altra le presunte asimmetrie informative parrebbero – ancorché erroneamente – volgere il fianco a presunti profili di invalidità negoziale, invero non ravvisabili. Ed è in questi termini che assume rinnovato interesse il provvedimento ivi in commento. In ispecie, l’adito Giudicante ha inteso soffermarsi sulle potenziali conseguenze scaturenti da un’inesatta rappresentazione del costo del finanziamento affatto diretta a coinvolgere il regolamento negoziale che, resta pienamente valido ed efficace. Ciò in quanto – precisa il Giudice – affinché si possa integrare una fattispecie di nullità contrattuale è indispensabile che la predetta violazione incida su elementi intrinseci del contratto relativi alla struttura o al contenuto dell’accordo e non anche su comportamenti antecedenti e successivi delle parti. Ne deriva che, laddove le principali condizioni negoziale siano state riportate in contratto ed esposte integralmente al cliente e dallo stesso approvate, si rivela l’impossibilità di addurre alcuna asserita invalidità negoziale, evidentemente superata dalla rispondenza della pattuizione ai dettami di legge e dalla contestuale conoscibilità delle condizioni da parte del soggetto finanziato.

Pertanto, ad opinare del Tribunale romano: “le violazioni che concernono la condotta, tenute sia nel corso delle trattative per la formazione del contratto sia nella sua esecuzione, non determinano la nullità del contratto medesimo, indipendentemente dalla natura delle norme con le quali sia in contrasto, a meno che tale sanzione non sia espressamente prevista dalla legge, così come descritto dall’art. 1418 comma 3, c.c. Nullità, questa che non è espressamente prevista dall’art. 117 comma 6 TUB, per l’ipotesi di inesatta determinazione dell’ISC/TAEG. Diventa, quindi, del tutto irrilevante, nel caso de quo, l’accertamento in fatto dell’errata determinazione di tale indice, in quanto non ne potrebbe comunque conseguire la nullità contrariamente a quanto dedotto dall’attore”. Ragion per cui, il Magistro motiva la superfluità di operare un accertamento in ordine alla esatta determinazione dell’ISC, in quanto una simile verifica si rivelerebbe del tutto ininfluente, dovendosi escludere in radice la sussistenza di alcuna invalidità negoziale.

Attesa dunque l’infondatezza delle domande actoree, le stesse sono state integralmente rigettate, con contestuale condanna alla refusione delle spese di lite in favore della Banca.

Trib. Roma, Ord., 12 febbraio 2021

Diana Paola Franchetti – d.franchetti@lascalaw.com

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