Le responsabilità di Consob in relazione agli illeciti dei soggetti vigilati

Trading online, diligenza e responsabilità

Ogni singolo ordine di acquisto, sia questo promosso in filiale, fuori sede ovvero online, deve rispondere ai principi dettati dall’ordinamento giuridico e muoversi nel perimetro disegnato dalla consapevolezza e dalla diligenza dei singoli clienti, i quali possono richiedere il servizio di consulenza agli investimenti per essere portati sui binari corretti dei propri investimenti, oppure possono decidere di muoversi autonomamente forti della propria formazione finanziaria.

Nel caso di trading online l’operatore è tenuto all’indicazione del prezzo di acquisto dei prodotti finanziari, per i quali, l’intermediario avrà l’onere di fornire tutta l’informativa necessaria ad un acquisto consapevole e, l’investitore dovrà dal canto suo decidere la quantità e la qualità dello strumento scelto per i propri investimenti.

Scendendo nei particolati, il ricorrente ha effettuato un ricorso all’arbitro per le Controversie Finanziarie dichiarando di “aver inserito, in data 21 gennaio 2016, sulla piattaforma di trading online messa a disposizione dall’Intermediario un ordine di acquisto (per n. 10 opzioni call su azioni BMPS) al prezzo unitario di € 0,45 anziché di € 0,045, e ciò per effetto di un evidente errore materiale, in merito al che imputa a controparte il fatto di non aver bloccato automaticamente tale ordine, stante la manifesta non congruità del prezzo inserito (di 10 volte superiore a quello che in realtà il Ricorrente intendeva inserire a sistema), conclusivamente rivolgendosi all’ACF affinché venga riconosciuto il suo diritto a vedersi ristorato del danno occorso, che quantifica in € 4.525,00”.

L’intermediario finanziario resistente ha sottolineato nelle proprie difese che “nessuna responsabilità può esserle addebitata in merito all’accaduto, essendosi trattato, puramente e semplicemente, di un errore materiale in cui, in piena autonomia e assunzione di responsabilità quanto agli effetti, è incorso l’odierno Ricorrente. Peraltro, dopo aver sottolineato di non aver operato in regime di consulenza, il Resistente evidenzia che il mercato, in data 21 gennaio 2016, sarebbe stato caratterizzato da forte “volatilità”, il che comunque non avrebbe reso possibile individuare un qualche parametro di “normalità” operativa”.

Pertanto, in applicazione dei principi che regolano la materia dei mercati finanziari, il Collegio ha rigettato il ricorso affermando che “ciascun cliente ha in prima persona un onere di diligenza nel momento dell’inserimento degli ordini nel sistema, tale per cui la Banca non può in alcun modo essere ritenuta responsabile per eventuali errori”, dovendosi a questo proposito anche avere riguardo al combinato disposto degli artt. 1175 c.c. e 1176 c.c. e a quanto è stato rilevato in sede giurisprudenziale per i casi di inosservanza da parte dell’investitore “dei più elementari canoni di prudenza ed oneri di cooperazione nel compimento dell’attività di investimento” (v., ex multis, Cass. Civ., 16 aprile 2018, n. 9385; Cass. Civ., 27 ottobre 2016, n. 21751; Cass. Civ., 13 maggio 2016, n. 9892; Cass. Civ., 22 settembre 2015, n. 18613). Né dalla normativa di riferimento è dato rilevare, per casi quale quello in esame, alcun onere specifico a carico dell’intermediario prestatore di servizi d’investimento nel senso auspicato dall’odierno Ricorrente, su cui poter fondare la relativa pretesa risarcitoria”.

In conclusione, a meno di non voler immaginare il cliente in un’ottica non già protettiva, ma paternalistica, la diligenza e la responsabilità finanziaria che alimenta le scelte di ogni singolo investitore, specialmente quando opera al di fuori del servizio di consulenza, resta in capo allo stesso cliente, come confermato dallo stesso Collegio istituito presso la Consob.

Arbitro per le Controversie Finanziarie, Decisione n. 817 del 6 settembre 2018 (leggi la decisione)

Gabriele Stefanucci – g.stefanucci@lascalaw.com

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