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Tradimento e messaggi telematici… un rapporto difficile!

Con una recentissima ordinanza la Cassazione ha confermato l’addebito della separazione al marito conferendo decisivo peso probatorio ai messaggi amorosi inviati dall’uomo all’amante in forma telematica considerati indice di responsabilità per l’irreversibile crisi coniugale.

La delicata questione trae origine da una causa di separazione nella quale moglie e marito ritengono che l’irreversibilità della crisi, che ha messo fine alla possibilità di proseguire nell’unione sentimentale tra di essi, sia da ascrivere ai comportamenti inopportuni tenuti dal consorte.

In particolare il marito lamenta un illegittimo prelievo di contanti effettuato dalla moglie sul conto a lui intestato oltre all’abbandono della casa coniugale da parte della donna, mentre la moglie, dal canto suo, contesta al marito la relazione extraconiugale comprovata in maniera inequivocabile da una lunga serie di messaggi amorosi spediti dall’uomo all’amante in via telematica.

I giudici di merito sposano integralmente la tesi della donna ritenendo in primo luogo che gli elementi portati dal marito non assumano alcun rilievo ai fini del giudizio di addebito della separazione e considerando i comportamenti della moglie certamente collegati e conseguenti alla condotta fedifraga del marito, peraltro mai negata dall’uomo.

In particolare, in Appello viene rilevato che “l’uomo non ha mai contraddetto la riferibilità alla sua persona delle emergenze telematiche relative a frasi dimostrative di una relazione sentimentale”, anzi “la circostanza relativa all’intrattenimento di un legame extraconiugale è stata oggetto di una confessione stragiudiziale resa dall’uomo» e quanto da lui dichiarato «ha trovato conferma nel contenuto inequivoco dei messaggi acquisiti in giudizio”.

Ma l’uomo non ci sta e propone ricorso in Cassazione per provare a contestare l’accusa a suo carico, spingendosi a sostenere di non essere lui l’autore dei messaggi inoltrati per via telematica che attesterebbero l’esistenza di una relazione extraconiugale ed aggiungendo che, in ogni caso, sarebbe del tutto illogico considerare comprovato un tradimento solo sulla base di comunicazioni telematiche.

La Suprema Corte, tuttavia, respinge integralmente le obiezioni del ricorrente considerandole insufficienti a mettere in discussione l’efficacia probatoria delle riproduzioni informatiche che, come sancito dai giudici di merito, certificano la relazione avuta dall’uomo in costanza di matrimonio e segnalata dalla moglie. Aggiungono inoltre i Giudici di Cassazione che la correttezza della decisione dei primi due gradi di giudizio deriva non solo dall’inequivocabilità del significato dei messaggi telematici inviati dall’uomo all’amante comprovanti l’esistenza di una relazione sentimentale extra coniugale, ma inoltre e soprattutto dalla confessione stragiudiziale resa dall’uomo che ha chiaramente ammesso il tradimento giustificandosi con il fatto di non avere la possibilità di porvi fine.

Anche la Cassazione ribadisce, peraltro,  che come già sancito dai giudici d’Appello, i comportamenti della moglie considerati inopportuni dal marito ovverosia il prelievo di denaro operato sul suo conto e la decisione della donna di abbandonare la casa coniugale non siano da considerarsi causa della compromissione dell’unione matrimoniale, essendo, invece, una mera conseguenza della medesima ed una sorta di reazione alla condotta fedifraga del marito.

Insomma nell’era telematica in cui viviamo bisogna prestare molta attenzione al contenuto delle proprie conversazioni o dei propri messaggi in particolare quando si tratta di relazioni sentimentali in quanto la ormai certa e piena tracciabilità di qualunque comunicazione è difficilmente compatibile con la segretezza di cui necessitano certi tipi di relazioni. Nel caso di specie lo slancio telematico – amoroso è costato all’uomo l’addebito a suo carico della separazione coniugale con tutto ciò che ne consegue!

Cass., Sez. VI, Ord., 13 maggio 2021, n. 12794

Simona Longoni – s.longoni@lascalaw.com

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