A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Il tormentato anno delle procedure esecutive immobiliari: proroga dell’art. 54 ter e stop all’avvio atti

Cari lettori,

all’indomani della pubblicazione del DL 137/202, c.d. Decreto Ristori, non possiamo esimerci da alcune valutazioni in merito alle procedure esecutive immobiliari ed in particolare agli effetti che la normativa d’urgenza ha avuto, e sta avendo, in questo particolare e cruciale settore del recupero crediti.

Come noto, infatti, il nuovo decreto, all’art. 4, prevede la proroga sino al 31.12.2020 dell’operatività della sospensione delle procedure esecutive immobiliari aventi ad oggetto l’abitazione principale del debitore ed introduce la previsione dell’inefficacia di “ogni procedura esecutiva per il pignoramento immobiliare, di cui all’articolo 555 del codice di procedura civile, che abbia ad oggetto l’abitazione principale del debitore, effettuata dal 25 ottobre 2020 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto”.

Tale disposizione interviene proprio nel momento in cui le esecuzioni immobiliari, dopo mesi di rinvii e sospensioni, si avviavano, con tutti i limiti e gli accorgimenti imposti dalla situazione contingente, verso una ripresa delle attività e non potrà, quindi, che determinare un’ulteriore importante battuta di arresto con effetti immediati, almeno per quanto concerne gli immobili ad uso abitativo.

Le novità introdotte dal Decreto Ristori agiscono su due fronti: da un lato, estendono il periodo di sospensione delle procedure pendenti e, dall’altro, vanno ad incidere sulla possibilità stessa di avviare le azioni esecutive.

Sotto il primo profilo, per meglio comprendere l’effettiva portata della norma, appare necessario fare il punto su quelli che sono stati gli orientamenti assunti degli uffici giudiziari che nei mesi scorsi si sono trovati ad applicare la sospensione già prevista dall’art. 54 ter L 27/20.

In questo senso il primo dato significativo è che di tutti i 140 Tribunali italiano, circa un centinaio ha ritenuto opportuno uniformare l’operato dei singoli giudici ed ha pertanto provveduto all’emanazione di circolari organizzative.

Tale circostanza non ha comunque determinato omogeneità di vedute su tutto il territorio nazionale e, come spesso accade, si è assistito al proliferare di diversi orientamenti e differenti indicazioni sulla concreta applicazione della normativa.

E ciò a partire dal momento in cui ricondurre la valutazione circa la sussistenza del requisito di “abitazione principale”, che per la maggioranza è stato individuato nella data di entrata in vigore della norma (30 aprile 2020), ma che per alcuni è stato, invece, riportato alla data di notifica dell’atto di pignoramento.

Passando all’ambito soggettivo di applicazione della norma, in taluni casi, rimasti comunque isolati, si è ritenuto operante la sospensione anche nel caso in cui l’immobile non fosse abitazione principale del debitore, ma di un terzo.

Ed ancora, in merito ai criteri da utilizzare per accertare la sussistenza dei presupposti richiesti dalla norma, la maggior parte dei Tribunali ha ritenuto fondamentale il ruolo degli ausiliari del Giudice (CTU e Custodi Giudiziari), chiamati a relazionare circa lo stato effettivo dei beni, anche se non sono mancati provvedimenti con i quali tale incombente è stato demandato al singolo creditore.

Infine, le posizioni assunte con riferimento alle procedure già in fase di riparto: in questi casi, da un lato, si è optato per la sospensione del termine per il versamento del saldo prezzo, con tutte le inevitabili conseguenze in tema di previsioni di incasso per il ceto creditorio. Dall’altro lato, per le ipotesi in cui il decreto di trasferimento fosse già stato emesso, si è esclusa l’applicazione del periodo di sospensione.

In questo quadro si inserisce, quindi, la proroga del termine introdotta dal Decreto Ristori, la quale, seppure limitata ad un periodo di tempo relativamente ridotto, non potrà che avere un ulteriore effetto negativo sule azioni di recupero, almeno per quanto concerne gli immobili ad uso abitativo.

Uno degli aspetti che desta maggiore preoccupazione è quello relativo alla vera e propria fase di liquidazione dei beni (dalle aste al riparto finale) i cui effetti, probabilmente, non saranno solo in termini di dilatazione dei tempi delle procedure esecutive, ma anche e soprattutto di costi. Basti pensare che in questi mesi proprio alla luce del termine del 30 ottobre 2020 molti professionisti delegati si erano attivati per la fissazione di aste nel periodo novembre – dicembre con tutte le conseguenti spese e costi di pubblicità a carico dei creditori.

Pertanto, se da un lato il sempre più frequente ricorso alla digitalizzazione ed allo svolgimento delle attività giudiziali da remoto, aveva consentito la ripresa della c.d. fase di cash in court, questo nuovo provvedimento rischia di annullare o comunque ridimensionare parte dei risultati raggiunti.

Ma non solo.

Per comprendere l’effettiva portata dell’art.4 del Decreto Ristori, bisogna considerare l’ulteriore impatto sull’avvio delle nuove azioni esecutive.

Se infatti con l’art. 54 ter, non era preclusa la possibilità per il creditore di procedere con la notifica dell’atto di pignoramento e con la successiva iscrizione al ruolo della procedura, oggi ( con l’introduzione del Decreto Ristori) viene espressamente prevista l’inefficacia dei pignoramenti che abbiano ad oggetto l’abitazione principale del debitore posti in essere a far data dal 25 ottobre u.s.

Non può sfuggire come la portata di tale norma amplifichi notevolmente gli effetti sulle azioni di recupero crediti; a ciò si aggiungono i vari dubbi interpretativi derivanti dalla formulazione del testo dell’art. 4.

In primo luogo, è necessario capire esattamente quale sia il dies a quo di inefficacia dell’atto di pignoramento.

Essendo il pignoramento un atto a formazione progressiva che si perfeziona con la trascrizione nei pubblici registri, è necessario capire se, per scongiurare l’inefficacia, anche la relativa trascrizione dovrebbe essere antecedente al 24 ottobre.

Sul punto rileviamo già una prima circolare dal Tribunale di Pistoia, che fa salve le procedure con pignoramento notificato (e non necessariamente trascritto) alla data del 25 ottobre

Recita infatti la circolare “Nel periodo di sospensione non è precluso al creditore procedente che, alla data del 25.10.2020, abbia già notificato l’atto di pignoramento di cui all’art. 555 c.p.c., di porre in essere gli adempimenti di cui è onerato, astrattamente finalizzati all’adozione dei provvedimenti di cui agli artt.568 e 569 c.p.c. quali il deposito dell’istanza di vendita, della documentazione ipo-catastale e delle relative integrazioni), ferma restando la facoltà per costoro di provvedervi nel rispetto della sospensione ex lege fino al 31.12.2020, ove abbiano contezza dell’adibizione dell’immobile a casa di abitazione dell’esecutato. Nel periodo di sospensione non è inibito ad altri creditori di spiegare intervento nella procedura esecutiva sospesa”.

Con riferimento al termine finale di operatività del secondo periodo dell’art. 4 (fatte ovviamente salve ulteriori proroghe che ad oggi non è possibile ipotizzare), va considerato il 28.12.2020, data ultima entro la quale il Decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento, a pena di inefficacia.

Per tale ragione, se da un lato, non si può escludere che l’operatività venga prorogata, dall’altro si evidenzia come un atto di precetto notificato oggi manterrebbe la sua efficacia oltre il termine di applicazione della norma e, quindi, potrebbe essere tempestivamente seguito della notifica dell’atto di pignoramento.

In ogni caso, per quanto concerne l’avvio delle nuove azioni bisognerà tenere in considerazione che la valutazione di inefficacia potrebbe pervenire in uno stato relativamente avanzato della procedura, con la conseguente perdita di costi e tempo unicamente a carico dei creditori: per questo motivo sarà importante valutare al meglio l’effettiva esistenza dei presupposti richiesti dalla norma; primo fra tutti il requisito dell’“abitazione principale”.

Sotto questo aspetto, è importante rilevare che, nell’applicare il 54 te , i Giudici non hanno ritenuto sufficiente la mera verifica della residenza dei debitori per accertare/escludere il carattere di abitualità della dimora, poiché  hanno valutato non solo il dato derivante dagli accertamenti anagrafici documentali, ma il dato effettivo della presenza presso l’immobile (si ricordi il, già citato, ruolo determinate dei Custodi e dei periti).

In questo senso, si è, tra l’altro, espresso uno dei primi provvedimenti in materia emesso dal Tribunale di Teramo proprio all’indomani dell’approvazione del Decreto Ristori, che “dispone il deposito, a cura del creditore procedente nelle procedure esecutive che abbiano ad oggetto l’abitazione principale del debitore con pignoramento notificato a far data dal 25 ottobre 2020 alla data di entrata in vigore della legge di conversione del d.l. n. 137/2020, unitamente alla istanza di vendita, pena la declaratoria di inefficacia del pignoramento ai sensi dell’art. 4 co. 1 secondo periodo d.l. n. 137/2020, del certificato di residenza del debitore esecutato e di ogni altra documentazione idonea a dimostrare che l’immobile o gli immobili pignorati non costituiscono abitazione principale del debitore esecutato”.

Questi e ulteriori aspetti della Legge Ristori saranno al “vaglio” nelle prossime settimane dei diversi Fori Italiani: sarà interessante, ancora una volta, analizzare le applicazioni e interpretazioni che ne seguiranno auspicando in maggiore chiarezza e uniformità rispetto al passato.

Laura Pelucchi – l.pelucchi@lascalaw.com

Margherita Domenegotti – m.domenegotti@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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