Diritto dell'Esecuzione Forzata

Titolo esecutivo ed interpretazione extratestuale

Cass., 2 luglio 2012, Sez. , n. 11066

Massima: “Incorre nei vizio di ultrapetizione e conseguente violazione degli articoli 99 e 112 Cpc, il giudice dell’opposizione all’esecuzione che dichiari d’ufficio la nullità del precetto per genericità del titolo esecutivo, ancorché l’opponente non abbia eccepito come motivo di opposizione l’inidoneità della sentenza azionata a costituire titolo esecutivo e non essendosi instaurato quindi sulla questione il contraddittorio tra le parti, con conseguente lesione del diritto di difesa. ” (leggi la sentenza per esteso)

La sentenza delle S.U. della Cassazione Civile n. 11066/12 è stata emessa a seguito di un contrasto giurisprudenziale sorto a seguito di un precetto intimato all’INPS in relazione a delle somme che lo stesso Istituto asseriva di aver corrisposto, pur non fornendo prova di tale circostanza del corso del giudizio.

Nel campo dell’esecuzione forzata per espropriazione, un primo indirizzo giurisprudenziale (cfr. Cass. Civ. 10164/10; 9693/09) nega valore di titolo esecutivo alla decisione di condanna, quando il documento cui questa è consegnata non contiene gli elementi sufficienti a rendere liquido il credito con calcolo matematico, negando che si possa fare riferimento ad elementi esterni non desumibili dal titolo, pur se presenti nel processo che ha portato alla formulazione della condanna. Al predetto orientamento se ne contrappone un altro (crf. Cass. Civ. 9245/09; 5683/06…) che consente l’integrazione extratestuale a condizione che i dati di riferimento siano stati acquisiti al processo in cui il titolo giudiziale si è formato.

Le Sezioni Unite aderiscono a quest’ultimo orientamento affermando la necessità di un confronto tra le parti e di una discussione al fine di assumere una decisione in ordine all’effettiva portata del titolo esecutivo a fronte del quale è stata promossa opposizione sulla base anche di elementi extratestuale

Per le Sezioni Unite infatti l’idoneità a fondare l’azione esecutiva dipende dalla valutazione che fa l’ordinamento circa l’idoneità dei procedimenti ad accertare i diritti vantati nel processo, idoneità che deriva dalla cognizione degli stessi da svolgersi nelle forme del contraddittorio. Affinchè la parte sulla base di tali provvedimenti possa accedere all’azione esecutiva, si richiede che il diritto accertato sia individuato esattamente. E ciò non implica un’esigenza di compiutezza del documento giudiziario. Infatti non si tratta di dare spazio ad un accertamento che è mancato, bensì di precisarne l’oggetto. Ne risulta che il superamento dell’incertezza circa l’esatta estensione dell’obbligo dichiarato nel titolo esecutivo, si presta ad essere attinto, prima dell’inizio dell’esecuzione, attraverso il rimedio delle opposizione che lo precede, ma anche, a processo esecutivo iniziato, attraverso la sollecitazione del potere che è riconosciuto al giudice dell’esecuzione in tema di controllo dell’esistenza del titolo esecutivo.

(Federica Martini – f.martini@lascalaw.com)

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