Il gioco delle parti nella verifica dei crediti

Time-sharing: requisiti del contratto e azione di nullità

Il Tribunale di Busto Arsizio si è pronunciato in tema di multiproprietà (c.d. time-sharing) fornendo interessanti spunti per il contenzioso connesso a questa tipologia negoziale.

Il Giudice ha ricordato che il contratto di time-sharing deve essere redatto in forma scritta e deve altresì contenere tutti gli elementi previsti dalla disciplina consumeristica (cfr. artt. 70-71 Codice del Consumo).

Tuttavia, il Tribunale ha precisato che l’eventuale violazione delle norme che disciplinano il contenuto del contratto non ne determinano la nullità, bensì attribuiscono al cliente il diritto di recesso rafforzato esercitabile entro il termine lungo di tre mesi, come sancito dall’art. 72 Codice del Consumo.

Peraltro, il provvedimento afferma che il cliente non può contestare la carenza di elementi informativi/operativi nel contratto senza provare di avere incontrato una concreta difficoltà nell’esercizio dei diritti acquistati, ossia nella fruizione dei servizi previsti dal contratto di time-sharing.

Sul punto, infatti, il Giudice ricorda che l’azione di nullità deve essere supportata da tutti gli elementi sostanziali che ne costituiscono il fondamento, in quanto: “la parte che spiega domanda di nullità ha l’onere di provarne i fatti costitutivi, in base alla generale regola di cui all’art. 2697 c.c.. La rilevabilità d’ufficio delle nullità contrattuali (per le quali la legge non riservi alla sola parte l’iniziativa processuale relativa), infatti, opera pur sempre nei limiti delle allegazioni processuali delle parti, non derogando al principio dispositivo del processo e alla limitazione della cognizione del giudice di cui all’art. 115 c.p.c.”.

Pertanto, nel caso in cui il cliente abbia dichiarato in sede di sottoscrizione di avere ricevuto copia del documento informativo, non è sufficiente allegare la presunta mancata consegna dello stesso, assumendo invece carattere essenziale provare che la consegna del documento non è mai avvenuta: “A tale scopo, infatti, sarebbe stato necessario allegare e provare circostanze di fatto dalle quali desumere che, a dispetto della menzionata attestazione, il suddetto documento non era, in realtà, mai stato consegnato ed allegato al contratto. Di siffatte circostanze, tuttavia, non vi è traccia nel presente giudizio”.

Il tutto in un contesto sostanziale in cui: “La dichiarazione degli acquirenti di avere ricevuto il documento informativo integra una vera e propria confessione stragiudiziale ai sensi dell’art. 2735 c.c., il cui valore probatorio, quand’anche la si ritenga fatta ad un terzo (omissis) soggetto distinto dalla società finanziaria convenuta in giudizio (omissis), non appare inficiato da alcun elemento di segno contrario che possa indurre ad una diversa conclusione sul punto”.

Trib. Busto Arsizio, Sez. III, 3 marzo 2020

Carlo Giambalvo Zilli – c.zilli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Il tribunale di Asti, nella persona del Dott. Carena, con la recentissima sentenza n. 255 pubblicata...

Credito Al Consumo

Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Il Collegio di Coordinamento dell’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) ha affermato che, in caso di ...

Credito Al Consumo

La sentenza Lexitor non sposta i termini della decisione

Poco tempo fa ci eravamo soffermati su quanto statuito dalla sentenza Tribunale di Bolzano n. 351 de...

Credito Al Consumo

X