A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Timbro dell’ufficiale giudiziario o firma del destinatario per le notifiche?

Il momento di perfezionamento per il notificante, ai fini della tempestività dell’impugnazione, è costituito dalla consegna dell’atto da notificarsi all’ufficiale giudiziario.

Così la Corte di Cassazione con ordinanza n. 3124 dell’08/02/2018 si è pronunciata sul valore da attribuire al timbro apposto dall’ufficiale giudiziario ai fini della tempestività o meno della notifica ai sensi dell’art. 149 c.p.c.

Nel caso in questione, Il Giudice di Pace di Paola ingiungeva al cliente di un’impresa edile, il pagamento del corrispettivo dovutole per una fornitura di materiali.  Il cliente ingiunto proponeva opposizione avverso il decreto ingiuntivo e l’impresa si costituiva in giudizio eccependo la tardività della notificazione dell’atto introduttivo.

Il Tribunale, riformando la sentenza di primo grado, dichiarava la tardività dell’opposizione per mancata prova della tempestività della stessa.

La Corte di Cassazione, ritenendo fondato il ricorso del cliente ingiunto, riformava la decisione del Giudice dell’appello ed, uniformandosi alla precedente giurisprudenza, ribadiva che “…il momento di perfezionamento per il notificante, ai fini della tempestività dell’impugnazione, è costituito dalla consegna dell’atto da notificarsi all’ufficiale giudiziario, la cui prova può essere ricavata dal timbro, ancorché privo di sottoscrizione, da questi apposto sull’atto, recante il numero cronologico, la data e la specifica delle spese.., dal momento che le risultanze del registro cronologico – che l’ufficiale giudiziario deve tenere – fanno fede fino a querela di falso.

Pertanto, l’interessato dovrà farsi carico di esibire idonea certificazione dell’ufficiale giudiziario solo nel caso in cui venga contestata la conformità al vero.

La questione veniva ripresa anche dalla Suprema Corte con sentenza n. 7826/2016, con la quale si affrontava il problema relativo alla c.d. “zona grigia”, ovvero il lasso di tempo che intercorre tra la consegna da parte del notificante dell’atto per la notifica e la ricezione legale dell’atto da parte del destinatario.

La Corte ribadiva che il notificante ha un termine secondo legge per assolvere all’onere di notifica e pertanto va tutelato; quindi, è da considerarsi tempestiva la notifica anche se il notificante consegna l’atto all’ufficiale giudiziario l’ultimo giorno utile per adempiere. Perché infatti ridurre tale termine per avere la sicurezza o meglio la probabilità che la notifica vada a buon fine?

Per quanto su esposto quindi, una volta assolto l’onere di notifica nei termini ex lege, un’eventuale tardività della stessa, potrà essere addebitata esclusivamente ad errori o all’inerzia dell’ufficiale giudiziario…e non a responsabilità del notificante; pertanto, in tale eventualità, la data di ricezione dell’atto da parte del destinatario non rileva al fine di escludere la tempestività dell’adempimento (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 3, sentenza 20 aprile 2016, n. 7826).

Le Sezioni Unite, peraltro, investite della questione, hanno ulteriormente ribadito che tale soluzione si pone ad ulteriore garanzia per il notificato, in quanto solo dal momento in cui quest’ultimo ha conoscenza dell’atto scatterà il dies a quo per la tutela dei suoi diritti (Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 17/05/2017 n° 12332).

Cass., Sez. II Civ., 8 febbraio 2018, ordinanza n. 3124

Maria Chiara Frangella – m.frangella@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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