Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Se ti trasformi non vale! L’art. 10 L.F. si applica anche alle società trasformate e non cancellate

La trasformazione di una società a responsabilità limitata in una società semplice non preclude l’applicabilità del termine annuale previsto ai fini della dichiarazione di fallimento della medesima società a condizione che l’apparenza della trasformazione coincida con la sua sostanza.

La Corte di Cassazione, partendo dal disposto dell’art. 10 L.F. il quale stabilisce che:“Gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si è manifestata anteriormente alla medesima o entro l’anno successivo”, ha stabilito che il suddetto termine si applica anche alle società non iscritte nel registro delle imprese nei cui confronti il necessario bilanciamento tra le opposte esigenze di tutela dei creditori e di certezza delle situazioni giuridiche impone d’individuare il dies a quo nel momento in cui la cessazione dell’attività sia stata portata a conoscenza dei terzi con mezzi idonei, o comunque sia stata dagli stessi conosciuta, anche in relazione ai segni esteriori attraverso i quali si è manifestata.

Nel caso in esame, in data 24 novembre 2015 veniva iscritta nel registro delle imprese la trasformazione di una società a responsabilità limitata in società semplice a seguito della modificazione dell’oggetto sociale con conseguente cancellazione della società dalla sezione ordinaria del registro ed iscrizione nella sezione c.d. speciale di cui alla L. n. 580/1993. La società veniva successivamente dichiarata fallita con sentenza del 3 febbraio 2017 e, quindi, dopo il decorso di un anno dall’iscrizione della trasformazione e cancellazione dalla sezione ordinaria del registro delle imprese.

I Giudici della Corte di Cassazione si sono quindi domandati se l’art. 10 L.F. trovi applicazione anche nell’ipotesi di una trasformazione regressiva.

La giurisprudenza di legittimità ha ribadito che la trasformazione di una società da un tipo ad un altro previsto dalla legge non si traduce nell’estinzione del soggetto trasformato e nella creazione di un nuovo soggetto in luogo del precedente, ma configura una vicenda meramente evolutiva e modificativa del medesimo soggetto, la quale comporta soltanto una variazione di assetto e di struttura organizzativa, senza incidere sui rapporti processuali e sostanziali che fanno capo all’originaria organizzazione societaria.

In tale fenomeno è contemplata sia la trasformazione progressiva, sia quella regressiva.

La ratio dell’articolo 10 L.F., come già rilevato dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 16511/2019 è duplice. Con la fissazione di un limite temporale massimo entro cui la dichiarazione di fallimento può intervenire, la norma mira ad evitare un’indefinita incertezza in ordine alla stabilità dei rapporti giuridici coinvolti e a tutelare i creditori evitando che la condotta del debitore possa vanificare le loro aspettative provocando, con la dissoluzione dell’impresa, quella della loro garanzia.

L’applicazione della norma presuppone l’intervento di un fenomeno estintivo dell’impresa con effetti successori che investono il patrimonio dell’ente e la relativa legittimazione sostanziale e processuale di quest’ultimo.

La Corte di Cassazione ha, infine, ribadito che nell’ipotesi di trasformazione regressiva di una società di capitali in società semplice, con conseguente cancellazione della società trasformata dal registro delle imprese e di iscrizione di quella derivata dalla trasformazione nell’apposito registro speciale, la decorrenza del termine annuale di cui alla L. Fall., art. 10, va calcolato dalla cancellazione, con conseguente iscrizione nel registro speciale di cui del D.P.R. 14 novembre 1999, n. 558, art. 2.

Cass., Sez. VI, Ord., 29 maggio 2020, n. 1032 

Angelica Macchi – a.macchi@lascalaw.com

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