La rivincita del promissario acquirente

Ti scatterò (di nascosto) una foto: il vip deve essere risarcito

In caso di pubblicazione di fotografie di momenti privati e in assenza del consenso del personaggio pubblico ritratto, non può essere negata la sussistenza di un danno di natura patrimoniale.

Nel caso di specie la Suprema Corte si è espressa sulla vicenda che vedeva coinvolto un noto attore, il quale aveva citato in giudizio il direttore e la società editrice di una rivista per aver pubblicato delle foto che lo ritraevano nella sua abitazione in atteggiamenti intimi con la sua compagna, al fine di ottenere la loro condanna al pagamento di una somma di denaro a titolo di danno patrimoniale determinata in base al criterio del compenso che l’attore avrebbe richiesto per la pubblicazione delle riprese fotografiche.

Il Tribunale accoglieva la richiesta di risarcimento dei danni sostenendo che la pubblicazione, senza il consenso dell’avente diritto, viola il diritto di ritratto e, non essendo applicabile la scriminante dell’esercizio del diritto di cronaca, condannava i convenuti al pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno.

Successivamente in sede di appello, veniva ribadito che le immagini erano state carpite in violazione della riservatezza del personaggio, ritratto attraverso una abusiva introduzione nella abitazione privata. Il giudice di secondo grado confermava, dunque, la sussistenza delle violazioni alla riservatezza e all’immagine del personaggio pubblico, ma negava l’esistenza di un danno patrimoniale atteso che il medesimo aveva espressamente escluso il consenso alla pubblicazione di immagini della propria vita privata, negandosi in tal modo la possibilità dello sfruttamento economico di tali immagini. Contro tale sentenza l’attore proponeva ricorso per Cassazione.

La Suprema Corte ha accolto il ricorso affermando che la pubblicazione abusiva di immagini di persona notoria, quando comporta la perdita da parte del titolare del diritto, della facoltà di offrire al mercato l’uso del proprio ritratto, dà luogo ad un pregiudizio. Tale pregiudizio non è, poi, escluso dall’eventuale rifiuto del soggetto leso di consentire la pubblicazione delle immagini abusivamente utilizzate, atteso che detto rifiuto non costituisce l’abbondano del diritto alla gestione della propria immagine. In tali casi, dunque, non può essere certamente negata la sussistenza di un danno patrimoniale consistente nel pregiudizio economico di cui la persona danneggiata abbia risentito corrispondente al compenso che avrebbe domandato per concedere il suo consenso alla pubblicazione.

Cass., Sez. I Civ., 23 gennaio 2019, n. 1875

Laura Vivian – l.vivian@lascalaw.com

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