Mutuo: ti revoco o sei nullo?  

Ti confermo il fallimento, se con la terra non dimostri il funzional collegamento

La Suprema Corte, con sentenza n. 5342 del 22 febbraio, ha riformato la decisione della Corte d’Appello di Brescia in merito al fallimento di una società agricola.

La Cassazione ha confermato di non aver alcun dubbio in merito alla fallibilità anche della società agricola, laddove l’attività commerciale svolta da quest’ultima risulti prevalente rispetto alle attività agricole tipizzate dall’art. 2135, comma 1, c.c., così conciliando la definizione di impresa agricola con la disposizione dell’art. 1 del R.D. del n. 267/1942.

Infatti, né lo svolgimento di attività agricola né l’iscrizione dell’azienda nel registro delle imprese con qualifica di impresa agricola impediscono di accertare lo svolgimento effettivo e concreto di un’attività commerciale rientrante nei parametri di cui all’art. 1 della legge fallimentare. Nemmeno la cessazione dello svolgimento di tale attività commerciale, al momento del deposito del ricorso per la dichiarazione di fallimento, esclude, di per sé, la fallibilità della società tornata a svolgere mera attività agricola.

L’esenzione dell’imprenditore agricolo dal fallimento viene, pertanto, meno qualora quest’ultimo perda il concreto collegamento funzionale con la terra – intesa come fattore produttivo – oppure quando le attività “connesse” previste al terzo comma del già citato art. 2135 c.c., assumano rilievo decisamente prevalente e sproporzionato rispetto a quelle del primo comma del medesimo articolo, gravando, su chi invochi l’esenzione, il relativo onere probatorio.

Va (pertanto) negata la qualità di impresa agricola quando non risulti la diretta cura di alcun ciclo biologico, vegetale o animale, pur se debba ritenersi superata una nozione meramente “fondiaria” dell’agricoltura, basata unicamente sulla centralità dell’elemento terriero”.

In conclusione la Cassazione ha confermato l’assoggettabilità anche dell’azienda agricola alle procedure concorsuali (fallimento e concordato preventivo) qualora sia accertato – in via insindacabile dal giudice di merito – l’esercizio concreto di attività commerciale in misura prevalente sull’attività agricola contemplata dall’oggetto sociale  e ciò anche se vi sia stata la sopravvenuta cessazione dell’esercizio di detta attività commerciale prevalente al momento del deposito della domanda di fallimento a suo carico.

Cass., Sez. I Civ., 22 febbraio 2019, n. 5342

Michela Crestani – m.crestani@lascalaw.com

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