Crisi e procedure concorsuali

Terzo datore di ipoteca ed effetto esdebitatorio del concordato preventivo: ecco la pronuncia delle Sezioni Unite

Cass., Sez. Unite, 16 febbraio 2015, n. 3022 (leggi la sentenza)

Si segnala ai Lettori di Iusletter la sentenza della Suprema Corte a Sezioni Unite n. 3022 del 16 febbraio 2015  con la quale è stato risolto il tema relativo alla estensione dell’efficacia remissoria del concordato preventivo.

Il caso affrontato dalla Corte riguarda la richiesta di cancellazione dell’ipoteca formulata dal socio di una s.n.c. ammessa alla procedura di concordato preventivo che, allorchè la società era in bonis, aveva concesso a favore di una banca un’ipoteca volontaria, quale terzo datore di ipoteca, su un proprio immobile.

Secondo la difesa del socio l’art. 184 l.f., obbligatorio per tutti i creditori anteriori al decreto di apertura della procedura, estenderebbe i propri effetti, tra cui quello remissorio ed esdebitatorio non solo al debitore ma anche, nel caso in cui il debitore sia una società con soci illimitatamente responsabili, a questi ultimi, senza eccezioni di sorta se non quelle previste dal secondo periodo del primo comma del medesimo art. 184 l.f.

Di talchè l’ipoteca prestata da un socio ad una società in nome collettivo a garanzia dei debiti della società si estinguerebbe con l’attuazione e la chiusura del concordato preventivo.

La Suprema Corte chiarisce innanzitutto che:

–          l’art. 184 l.f. si pone come norma eccezionale suscettibile di interpretazione estensiva e non analogica;

–          l’atto costitutivo di ipoteca è un atto unilaterale;

–          la ratio posta alla base dell’art. 184 l.f. è quella per la quale  i rapporti contrattuali stipulati dai creditori della società con soggetti terzi estranei alla società che comportano obbligazioni a carico di questi ultimi restano al di fuori del concordato e dei suoi effetti e che tale ratio necessariamente ricomprende non solo rapporti obbligatori a carattere personale ma anche quelli a carattere reale ;

–          l’adempimento dell’obbligazione principale fa venire meno  sia le garanzie personali sia quelle reali.

Fatte queste premesse la Corte chiarisce che queste sono senz’altro riferibili  al terzo datore di ipoteca in quanto tale. Sennonchè la questione presenta profili peculiari nel caso in cui il prestatore di ipoteca sia il socio di una società di persone atteso che questo, in quanto socio illimitatamente responsabile, non può considerarsi terzo rispetto ad essa. Di talchè occorre verificare se ed in quale misura permanga, nel caso di concordato preventivo, la garanzia ipotecaria rilasciata dal socio in favore di snc.

Dopo aver esaminato la disciplina applicabile in sede fallimentare (ove è previsto che il creditore della società debba insinuarsi al passivo di quest’ultima in via chirografaria e debba essere ammesso in via ipotecaria al passivo del fallimento del socio prestatore di ipoteca) la Suprema Corte ritiene che, onde evitare ingiustificate disparità di trattamento, nell’ambito del concordato preventivo, il socio di snc che abbia prestato garanzia reale per la società non possa considerarsi terzo rispetto ad essa e non trovi applicazione l’art. 184 l.f..

In caso contrario, infatti, si avrebbe che il pagamento , in moneta concordataria, del debito della società darebbe luogo alla esdebitazione del socio con conseguente estinzione dell’ipoteca.

E’ necessario invece che, trattandosi di un unico debito, questo debba essere riconosciuto in sede concordataria con il privilegio ipotecario.

18 febbraio 2015

Luciana Cipolla – l.cipolla@lascalaw.com

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