Attento a come quereli, il falso va provato!

Termine spirato non per chi ha rinotificato

Il Codice Civile prevede e disciplina numerosi procedimenti in materia civile, differenziati a seconda del fine di tutela per i quali sono stati predisposti. Il legislatore ha tuttavia adottato come modello generalizzato quello delineato per i giudizi ordinario di primo grado, le cui norme si applicano ove compatibili anche al giudizi d’appello con espresso rimando dell’art. 359 c.p.c..

Ebbene, certamente saranno applicabili anche al procedimento d’appello le norme che disciplinano l’atto introduttivo del giudizio, ovverosia la citazione, i suoi elementi essenziali e i casi di nullità.

La sentenza in commento analizza infatti proprio il caso di nullità dell’atto di citazione in appello, qualora il termine a comparire indicato nell’atto introduttivo sia inferire a 90 giorni, come previsto dall’art 163 bis c.p.c..

Il successivo art. 164 c.p.c. rubricato “Nullità della citazione” chiarisce che il mancato rispetto del termine ex 163 bis c.p.c. è certamente motivo di nullità dell’atto di citazione. Tuttavia, non si tratterà di nullità insanabile, bensì il legislatore prevede due possibili alternative per sanare tale vizio, a seconda che vi sia stata o meno la costituzione del convenuto.

Qualora il convenuto si sia costituito in giudizio nonostante i vizi della vocatio in ius, la sua costituzione sarà già di per sé idonea a sanare ogni vizio della citazione; resta salva la possibilità del convenuto di eccepire il mancato rispetto del termine, e ottenere la fissazione di nuova udienza nel rispetto dei termini.

Qualora invece il convenuto non si costituisca in giudizio, il giudice, rilevata la nullità della citazione ai sensi del primo comma dell’art. 164 c.p.c., dispone d’ufficio la rinnovazione entro un termine perentorio. La rinnovazione, prosegue la norma, “sana i vizi e gli effetti sostanziali e processuali della domanda si producono sin dal momento della prima notificazione”.

Resta ora da capire, e proprio su questo risulta chiarificatrice la sentenza in commento, se l’efficacia retroattiva della rinnovazione della citazione, si applichi anche al giudizio d’appello, soprattutto nel caso, come quello in esame, in cui, nelle more della rinnovazione, sia spirato il termine per proporre appello.

Ebbene, la Suprema Corte opera una distinzione quanto alle conseguenze della rinnovazione della citazione nulla e della costituzione del convenuto, chiarendo che, ai sensi del art. 164 c.p.c., applicabile anche in appello in virtù del richiamo di cui all’art. 359 c.p.c., i vizi afferenti l’editio actionis sono sanati con effetto ex nunc, mentre quelli afferenti la vocatio in ius sono sanati con effetto ex tunc (Cass. 17474/2007, Cass. 22024/2009).

La sentenza in commento chiarisce, quindi, che l’applicabilità della disciplina di cui all’art. 164 c.p.c., anche alle nullità della vocatio in ius verificatesi nell’atto di citazione in appello, opera in via generalizzata.

Pertanto, qualora l’appellante non abbia rispettato il termine di 90 giorni liberi previsti dalla legge, potrà ottenere un termine per rinnovare l’atto di citazione con effetto ex tunc anche qualora siano decorsi i termini per la proposizione dell’appello, atteso che la data di notifica valida per la tempestività della proposizione del gravame sia quella della prima citazione e non quella della citazione in rinnovazione.

Cass., Sez. I Civ., 2 maggio 2019, n. 11549

Andrea Romaldo – a.romaldo@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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