Appello, quando il primo grado assorbe le domande

Termine breve di impugnazione, da quando decorre?

Con la recente ordinanza in commento, n. 8464, depositata il 27 marzo 2019, la Corte di Cassazione risponde al seguente quesito: il termine breve di impugnazione in appello può decorrere dalla notificazione via PEC del duplicato informatico della sentenza di primo grado?

La questione tra origine dalla vicenda che vede coinvolti due coniugi i quali hanno agito in giudizio nei confronti della ASL al fine di ottenere il risarcimento dei danni patiti a seguito di trattamenti sanitari inadeguati. Il Tribunale di Roma ha accolto la domanda attorea, condannando al risarcimento la convenuta, la quale ha proposta appello dichiarato però inammissibile in quanto tardivo. La ASL ha quindi proposto ricorso in Cassazione.

La Corte si è dunque concentrata sulla questione della (asserita dalla ASL) “idoneità della notificazione via PEC del duplicato informatico della sentenza di primo grado, effettuata dai coniugi attori, a far decorrere il termine breve ad impugnare”.

Tale notifica sarebbe, al più, irregolare (e non nulla) posto che “essendo stato notificato un duplicato informatico della sentenza e non una copia informatica di essa, non sono necessarie attestazioni di conformità tra originale e copia e che, a prescindere da queste considerazioni, vale il principio generale secondo cui la notifica della sentenza può essere dichiarata nulla solo se il destinatario deduca e dimostri che l’incompletezza gli abbia precluso la compiuta conoscenza dell’atto, incidendo negativamente sul pieno esercizio della facoltà di impugnazione”.

L’ASL ricorrente, al contrario, non ha negato di aver ricevuto la notificazione né ha denunziato concrete difformità tra il testo della sentenza notificato e quello originale, bensì esclusivamente “vizi attinenti alla regolarità formale della relazione di notificazione e delle dichiarazioni da allegare alla stessa”.

I giudici della Cassazione, in sostanza, richiamano il costante indirizzo delle Sezioni Unite in materia, secondo il quale “l’irritualità della notificazione di un atto a mezzo di posta elettronica certificata non ne comporta la nullità se la consegna dell’atto ha comunque prodotto il risultato della conoscenza del medesimo e determinato così il raggiungimento dello scopo legale”.

In nessuna disposizione normativa, peraltro, si evince la inidoneità del duplicato della sentenza alla notificazione, ai fini del decorso del termine breve ai sensi dell’art. 325 c.p.c.

I giudici della Cassazione aggiungono anche che, dalla relazione di notificazione della sentenza di primo grado, trascritta nei controricorsi, sembra emergere che nella stessa fosse indicato il numero della sentenza e che vi fosse una chiara attestazione che l’atto notificato fosse un duplicato dell’originale informatico.

Per queste ragioni la Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto dalla ASL.

Cass., Sez. III Civ., 27 marzo 2019, n. 8464

Lilia Cocchiaro

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

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