A volte ritornano: il conflitto di interessi dell’amministratore di società

Temporanea assenza e notifica, la Cassazione indica i confini della casa comunale

In materia di notificazione di atti, la “casa comunale” in cui l’ufficiale notificante deve depositare la copia dell’atto da notificare si identifica, in alternativa alla sede principale del Comune, anche in qualsiasi struttura nella disponibilità giuridica di quest’ultimo, vincolata allo svolgimento di funzioni istituzionali con provvedimento adottato prima della notificazione e chiaramente menzionata nell’avviso di avvenuto deposito.

Questo è il principio di diritto affermato dalla sentenza n. 22176/2019 della Suprema Corte di Cassazione qui in commento.

La vicenda trae origine dalla notifica da parte del Comune di Firenze di una cartella di pagamento per sanzioni amministrative relative a violazioni del codice della strada, non pagate dal debitore. Quest’ultimo proponeva opposizione avverso la cartella di pagamento sostenendo l’esistenza di un vizio di notifica in quanto il verbale di accertamento della sanzione amministrativa, in assenza del destinatario, non era stato depositato presso la casa comunale come previsto dall’art. 140 c.p.c., ma in un ufficio privato indicato come sede sussidiaria della Casa del Comune di Firenze.

L’opposizione veniva rigettata sia in primo che in secondo grado e, pertanto, l’opponente proponeva ricorso in Cassazione, adducendo nuovamente la violazione delle norme di legge in tema di notifica. In particolare, secondo il ricorrente l’interpretazione letterale dell’art. 140 c.p.c. prevede che in caso di assenza del destinatario, il deposito della copia dell’atto deve avvenire presso la casa comunale e non in un luogo diverso.

Pronunciandosi sul punto, la Corte di Cassazione ha rigettato tale interpretazione confermando il principio di diritto già espresso nei precedenti gradi di giudizio, secondo il quale la notifica è da considerarsi valida ed efficace in quanto il luogo di deposito del plico è stato indicato come equipollente alla casa comunale.

Ed infatti, la Pubblica Amministrazione è libera di indicare come “case comunali” anche luoghi ulteriori rispetto alla sede municipale. A seguito di tale designazione, questi siti vanno considerati equivalenti, a tutti gli effetti di legge, alla casa comunale. Secondo quanto sostenuto della Corte di Cassazione, infatti, quest’ultima va interpretata sia come la sede principale del Comune, che come qualsiasi struttura nella sua disponibilità giuridica, deputata allo svolgimento di funzioni istituzionali, tramite un provvedimento adottato prima della notificazione.

Pertanto, una notifica effettuata in un luogo diverso dalla sede del Comune, ma indicata dallo stesso quale sede equipollente, è valida ed efficace.

Cass., Sez. III Civ., 5 settembre 2019, n. 22167

Chiara Gennaro – c.gennaro@lascalaw.com

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