L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

“Tanto mi ripaga l’assicurazione”. E invece…

Se, generalmente, prima di mettere mano al portafoglio ci pensiamo più volte, è possibile che la riluttanza si attenui e il pagamento venga effettuato a cuor leggero (magari anche prima del dovuto) laddove vi sia una polizza ad assicurarci da eventuali disavventure.

Nell’interessante caso posto al vaglio della Cassazione, una società appaltante aveva convenuto in giudizio un’assicurazione per sentirla condannare al pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno derivante dall’inadempimento di una società appaltatrice. Nello specifico la polizza assicurativa era stata stipulata dalla società appaltatrice a garanzia del contratto di appalto sottoscritto con l’appaltante per la ristrutturazione e l’ampliamento di un immobile di proprietà di quest’ultima. Ebbene, nonostante all’esito dei lavori l’immobile presentasse dei vizi, l’appaltante aveva comunque pagato il saldo finale a fronte dell’impegno dell’appaltatrice di eliminare i difetti rilevati. Poiché i vizi non erano mai stati eliminati, l’appaltante aveva deciso di richiedere i danni all’assicurazione che, tuttavia, si rifiutava di pagare assumendo che la società garantita avrebbe dovuto attendere la fine dei lavori prima di pagare.

Per l’assicurazione il pagamento anticipato costituiva un grave inadempimento ai doveri di correttezza e buona fede sanciti dall’art. 1375, in forza del quale il garantito avrebbe dovuto preservare gli interessi del proprio fideiussore.

E se Tribunale e Corte d’appello non avevano ritenuto degna di nota la tesi difensiva dell’assicurazione, con l’ordinanza n. 32478/19, depositata il 12 dicembre 2019, la Cassazione afferma invece di ritenerla pienamente condivisibile.

Invero, a detta della Cassazione, una condotta più prudente avrebbe dovuto indurre l’appaltante a differire il pagamento fino alla totale eliminazione dei vizi, così da stimolare l’adempimento dell’appaltatrice.

In continuità con i pregressi orientamenti, la Cassazione ribadisce infatti come gli obblighi di correttezza e buona fede, che permeano la vita del contratto, impongono alla parte garantitadi salvaguardare la posizione del proprio fideiussore con la conseguenza che la loro violazione non consente l’esercizio di pretese nei confronti del garante, nella misura in cui la sua posizione sia stata aggravata dal garantito”.

Sulla scorta delle argomentazioni che precedono la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata, invitando la Corte territoriale competente a riesaminare la vicenda.

Cass., sez. III, 12 dicembre 2019, ordinanza n. 32478

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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