Vigilanza

Sull’onere di pubblicità delle informazioni privilegiate

Gli emittenti strumenti finanziari hanno l’onere, ai sensi dell’art. 6, paragrafo 1, della direttiva 2003/6, di comunicare tempestivamente al pubblico qualsiasi informazione privilegiata che li riguardi direttamente, indipendentemente dalla potenziale influenza che la stessa possa eventualmente comportare sul prezzo degli strumenti finanziari. Diversamente, infatti, il detentore dell’informazione potrebbe eccepire un’incertezza relativamente alla sua potenziale influenza sul mercato al solo fine di astenersi dal renderla pubblica, traendone così profitto a discapito degli altri soggetti che intervengono sul mercato.

In questo modo si è recentemente espressa la Corte di Giustizia nella causa C-628/13 dell’11 marzo 2015, avente ad oggetto un’operazione bancaria conclusa da una società francese specializzata in operazioni di investimento volta, secondo quanto contestato dalla l’Autorità dei mercati finanziari (AMF), ad acquisire una partecipazione significativa nel capitale di un’altra società attraverso operazioni fittizie.

In particolare, l’AMF ha contestato alla società acquirente di non aver comunicato al pubblico né le principali caratteristiche dell’operazione finanziaria destinata all’acquisizione della partecipazione, né l’informazione privilegiata costituita dalla realizzazione dell’operazione finanziaria.

Da parte sua, il presidente del consiglio direttivo ha, invece, eccepito la correttezza dell’operazione in ragione del fatto che la stessa non era sufficientemente precisa da poterne trarre conclusioni circa il suo possibile effetto sui prezzi delle azioni della società, non ritenendo pertanto necessario renderla pubblica.

La Corte di Cassazione francese, intervenuta in ultima istanza, ha dunque interpellato la Corte di Giustizia, al fine di domandare se effettivamente costituiscano informazioni a carattere preciso solo le informazioni dalle quali sia possibile dedurre che, una volta rese pubbliche, la loro influenza sui prezzi degli strumenti finanziari si eserciterà in un determinato senso.

La Corte di Giustizia, investita della questione, dichiara che dal tenore letterale delle direttive 2003/6/CE del 28/1/2003 e n. 2003/124/CE del 22/12/2003 non risulta certamente che le informazioni a carattere preciso siano unicamente quelle che permettono di stabilire aprioristicamente in quale senso potrà variare il prezzo degli strumenti finanziari. Essendo, invece, sufficiente che l’informazione sia abbastanza specifica da consentire al detentore di valutare se l’oggetto dell’informazione stessa sia suscettibile di avere un effetto sui prezzi degli strumenti finanziari ai quali questa si riferisce. In questo senso, solo le informazioni estremamente vaghe o generiche, potranno pertanto essere considerate non precise.

Ciò, tanto più in ragione del fatto che l’accresciuta complessità dei mercati finanziari rende eccessivamente difficile una stima esatta del senso nel quale potrà realizzarsi la variazione del prezzo degli strumenti finanziari.

25 marzo 2015

Luca Bettinelli – l.bettinelli@lascalaw.com

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

La recentissima nota del 20 settembre u.s. (rinvenibile al seguente link ) dà notizia attraverso u...

Vigilanza

Nuove regole per l’accesso alla Centrale Rischi in consultazione

Bankitalia, con il comunicato stampa dell’8 settembre, rende noti i principali risultati rilevati...

Vigilanza

Il Manuale Utente delle comunicazioni oggettive

Oramai l’e-commerce ha in molti frangenti sostituito il commercio presso i negozi fisici, nella m...

Vigilanza

X