Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Sull’ammortamento alla francese e l’inesistente teoria della capitalizzazione degli interessi

Il Tribunale di Roma, in un caso che ha visto vittorioso il nostro Studio, si è nuovamente pronunciato sulla questione del binomio cd. ammortamento alla francese e presunta illegittima capitalizzazione composta degli interessi, sancendo ancora una volta la sua inesistenza.

Parte attrice adiva il predetto Tribunale per accertare e dichiarare, tra le altre, la nullità di alcune clausole del contratto di mutuo in ordine al superamento del tasso soglia ai fini dell’usura, nonché di presunta inammissibilità della predetta forma di ammortamento, senza tuttavia fornire eloquenti richiami al contenuto del contratto oggetto di causa e senza offrire elementi concreti intorno alla pretesa applicazione di interessi anatocistici.

Il Giudice, sull’onda della giurisprudenza ormai prevalente, ha chiarito in maniera tranciante che “Con riguardo all’ammortamento alla francese, si tratta, notoriamente, di un sistema graduale di rimborso del capitale finanziato in cui le rate da pagare alla fine di ciascun anno sono calcolate in modo che esse rimangano costanti nel tempo (per tutta la durata del prestito). Le rate comprendono quindi una quota di capitale ed una quota di interessi le quali, combinandosi armoniosamente insieme, mantengono costante la rata periodica per tutti gli n° anni. Ciò è possibile in quanto la quota capitale è bassa all’inizio dell’ammortamento per poi aumentare progressivamente man mano che il prestito viene rimborsato. Viceversa (e da qui la costanza della rata) la quota interessi parte da un livello molto alto per poi scendere gradualmente nel corso del piano di ammortamento, perché gli interessi sono calcolati su un debito residuo inizialmente alto e poi sempre più basso in virtù del rimborso progressivo del capitale che avviene ad ogni rata pagata ”.

Ancora, “Nel merito, va osservato che la caratteristica del cd. piano di ammortamento alla francese non è quindi quella di operare un’illecita capitalizzazione composta degli interessi, ma soltanto quella della diversa costruzione delle rate costanti in cui la quota degli interessi e quella di capitale variano al solo fine di privilegiare nel tempo la restituzione degli interessi rispetto al capitale. Gli interessi convenzionali sono quindi calcolati sulla quota capitale ancora dovuta e per il periodo di riferimento della rata, senza capitalizzare in tutto o in parte gli interessi corrisposti nelle rate precedenti. Né si può sostenere che si sia in presenza di un interesse composto per il solo fatto che il metodo di ammortamento alla francese determina inizialmente un maggior onere di interessi rispetto al piano di ammortamento all’italiana che, invece, si fonda su rate a capitale costante. In realtà, il piano di ammortamento alla francese risulta più rispettoso del principio di cui all’art. 1194 c.c., in quanto prevede un criterio di restituzione del debito che privilegia, sotto il profilo cronologico, l’imputazione ad interessi rispetto quella al capitale. In conclusione, ogni rata determina il pagamento unicamente degli interessi dovuti per il periodo cui la rata si riferisce (importo che viene integralmente corrisposto con la rata), mentre la parte rimanente della quota serve ad abbattere il capitale”.

Il Giudice capitolino riprende la giurisprudenza consolidata della medesima sezione del Tribunale, secondo la quale “si deve escludere che l’opzione per l’ammortamento alla francese comporti per sé stessa l’applicazione di interessi anatocistici, perché gli interessi che vanno a comporre la rata da pagare sono calcolati sulla sola quota di capitale, e che il tasso effettivo sia indeterminato o rimesso all’arbitrio del mutuante. Infatti, anche nel metodo di capitalizzazione alla francese gli interessi vengono calcolati sulla quota capitale via via decrescente e per il periodo corrispondente a ciascuna rata, sicchè non vi è alcuna discordanza tra il tasso pattuito e quello applicato e non vi è alcuna applicazione di interessi su interessi, atteso che gli interessi conglobati nella rata successiva sono a loro volta calcolati unicamente sulla residua quota di capitale, ovverosia sul capitale originario detratto l’importo già pagato con la rata o le rate precedenti” (cfr. Tribunale di Roma, 9° sezione, ordinanza 20.4.2015)”.

Ma non è tutto, poiché nel caso di specie l’attore non aveva assolto minimamente al proprio onere probatorio, astenendosi dal produrre “i documenti che si sarebbero comunque rivelati necessari ai fini istruttori, ovvero principalmente il piano di ammortamento convenuto per la restituzione del finanziamento ed l’estratto conto o altro documento contabile dal quale potesse evincersi l’avvenuto pagamento delle rate di mutuo”. Ad ogni modo, tale circostanza risulta secondaria, alla luce dell’ormai granitica giurisprudenza del Tribunale romano in tema di ammortamento cd. alla francese e presunto connesso fenomeno di capitalizzazione.

Trib. Roma, Sez. XVII, 6 luglio 2020, n. 9722

Francesca Castelli – f.castelli@lascalaw.com

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