Arriva in Gazzetta Ufficiale la Direttiva (UE) sul whistleblowing

Sulla validità degli ordini effettuati a mezzo internet home banking

L’Arbitro per le Controversie Finanziarie affronta il tema del conferimento di ordini e disposizioni tramite sistemi telematici e dell’assolvimento, da parte dell’Intermediario Finanziario, per il tramite dei medesimi sistemi, agli obblighi di informazione e adeguatezza sullo stesso gravanti.

Nel caso in commento, la Ricorrente eccepisce la nullità degli acquisti effettuati tramite la piattaforma di internet home banking resa disponibile dall’Intermediario Finanziario, in quanto asseritamente disposti in assenza di un valido contratto per la prestazione di servizi di investimento nonché di ordini validamente impartiti.

La Ricorrente lamenta, inoltre, la responsabilità dell’Intermediario convenuto per aver disatteso gli obblighi di informazione e adeguatezza sul medesimo gravanti nell’ambito della negoziazione di prodotti finanziari, chiedendone conseguentemente la condanna al risarcimento del danno.

Nella specie, la Ricorrente ha riferito di aver posto in essere, nell’ottobre del 2018, due operazioni di acquisto di obbligazioni Astaldi 13-20 7,125% tramite internet home banking, ciascuna per un controvalore nominale di € 100.000,00 ed effettivi, rispettivamente, di € 104.325,87 ed € 36.993,66.

L’emittente, nel settembre dello stesso anno, ha presentato domanda di concordato preventivo, determinando l’inserimento delle obbligazioni tra i c.d. junk bond.

L’Intermediario, costituitosi, ha osservato che le operazioni contestate sono state eseguite e confermate dalla Ricorrente in via telematica ed in regime di “esecuzione ordini per conto del cliente”, avvalendosi delle credenziali dispositive, personali e segrete di sua pertinenza.

Quanto alla domanda di nullità, l’intermediario ha depositato nel fascicolo istruttorio copia del contratto quadro regolarmente sottoscritto dalla cliente e, con riferimento agli ordini, ha rilevato che secondo la disciplina negoziale in essere tra le parti essi “vengono conferiti per iscritto, tramite telefono o via telematica”, come accaduto nel caso di specie.

In merito all’informativa precontrattuale, l’Intermediario ha allegato di aver consegnato alla cliente, al momento della sottoscrizione del contratto, apposito documento sui rischi specifici degli strumenti finanziari negoziabili tramite la piattaforma messa a disposizione, oltre ad ogni altra informazione rilevante ai fini del rapporto.

Con specifico riguardo al titolo controverso, la Banca resistente ha rappresentato che sulla piattaforma di home banking, al momento dell’acquisto dei titoli, la Ricorrente ha potuto visualizzare la schermata del sito dedicata all’inserimento degli ordini ove sono riportate tutte le informazioni rilevanti sullo strumento.

Più precisamente, erano presenti, oltre ai dati relativi all’andamento del titolo, anche l’indicazione del rating ed un link denominato “Informativa titolo” che reindirizzava alla scheda informativa dell’Obbligazione in cui erano illustrate tutte le caratteristiche e i rischi insiti nell’investimento (tra cui il rischio di tasso d’interesse, il rischio di rimborso anticipato, il rischio di liquidità e il rischio emittente) e specificata – in occasione del secondo acquisto – anche l’appartenenza dello strumento alla categoria dei titoli speculativi caratterizzati da alto rischio e da alto rendimento atteso.

Circa la valutazione di adeguatezza, l’Intermediario ha evidenziato che la Ricorrente, nell’anno 2017 (ossia quello antecedente all’acquisto delle obbligazioni de quo) aveva compilato, per ben due volte, il questionario MiFID tramite accesso all’area riservata del sito. In entrambe le occasioni, la Ricorrente aveva barrato la casella “Rifiuto rilascio informazioni”, rifiutando di fornire risposte alle relative domande.

Il Collegio, lette le difese delle Parti, ha constatato la correttezza della condotta dell’Intermediario ed ha respinto il ricorso.

ACF, 3 dicembre 2021, n. 4698

Giulia Serra – g.serra@lascalaw.com

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