Diritto Processuale Civile

Sulla prova “nuova” secondo le Sezioni Unite

Cass. Sezioni Unite, 10 luglio 2015, n. 14475 (leggi la sentenza)

Vuole sottoporsi all’attenzione dei lettori di Iusletter, una recente sentenza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, la n. 14475 depositata il 10 luglio 2015, inerente al concetto di prova “nuova” nel giudizio d’Appello. Il caso di studio ha inizio dal ricorso per decreto ingiuntivo depositato dalla Toro calcestruzzi presso il Tribunale di Cagliari riguardante il pagamento di alcune forniture effettuate nei confronti della F.lli Stochino S.r.l., che propose opposizione. In primo grado, venne accolta l’opposizione e il decreto ingiuntivo revocato. Il Giudice di prime cure ritenne che non fosse stata fornita la prova del credito, in quanto non depositati nuovamente i documenti legittimanti la richiesta.

La Toro Calcestruzzi, ricorrendo in appello, affermava che i documenti erano stati prodotti nel fascicolo monitorio, e provvide ad allegarli nuovamente nel fascicolo del giudizio d’Appello. L’appellante specificava che non era stato possibile produrli nel corso del procedimento di primo grado poiché tardivamente restituiti.

La Corte sosteneva che la mancata tempestiva riconsegna dei documenti alla parte non fosse stata provata e che i documenti dovessero essere considerati nuovi e quindi inammissibili in sede di appello. Ha però aggiunto: “poiché i documenti in questione sono chiaramente indispensabili al fine della decisione, è consentito al giudice di appello di valutarli … “. Ritenendo, quindi, provato il credito, la Corte riformava la sentenza impugnata rigettando l’opposizione a decreto ingiuntivo.

A tal punto, la F.lli Sfochino S.r.l. presentava ricorso per Cassazione, denunziando “la violazione dell’art. 345 c.p.c. per avere la Corte ammesso la tardiva produzione del fascicolo della fase monitoria in quanto l’art.345 c.p.c. non può essere utilizzato per sanare preclusioni e decadenze già verificatesi nel primo grado di giudizio”.

Con ordinanza interlocutoria, la Terza Sezione della Suprema Corte constatava l’esistenza di due orientamenti divergenti in seno alle sezioni semplici, e, pertanto, riteneva necessario porre la questione all’attenzione delle Sezioni Unite. In tal sede, la Corte, nel verificare se la produzione documentale svolta in Appello potesse essere ritenuta inammissibile ai sensi dell’art. 345, comma 3 c.p.c., rilevava la presenza di un contrasto di orientamenti tra la posizione espressa da un gruppo di tre sentenze (19992/2004, 8955/2006 e 17603/2013) ed una sentenza del 2011 (11817/2011). Nel ritenere le prime tre decisioni non completamente attinenti al caso di specie, le Sezioni Unite avallavano l’enunciato della Sentenza n. 11817/2011, essendo l’unica che affronta con la dovuta puntualità il problema oggetto della controversia alla luce del testo dell’art. 345 c.p.c. nella formulazione nel 1990.

Si afferma, quindi, che: “La norma del codice fissa il principio generale per cui in appello non sono ammessi nuovi mezzi di prova e tale divieto vale anche per i documenti. Il giudice d’appello dovrà pertanto vagliare se i documenti che vengono allegati al ricorso oggetto del suo esame siano o meno “nuovi”. La formula ampia scelta dal legislatore induce a ritenere che i documenti devono essere nuovi rispetto all’intero processo. Ciò significa che non devono essere mai stati prodotti in precedenza…” ed ancora “Deve pertanto ritenersi che, documenti prodotti in allegato alla richiesta di decreto ingiuntivo e rimasti a disposizione della controparte (quanto meno) sino alla scadenza del termine per proporre opposizione (in base a quanto disposto dall’art. 638 c.p.c., comma 3) e quindi esposti al contraddittorio delle parti, non possono essere qualificati nuovi nei successivi sviluppi del processo. Un’interpretazione restrittiva che escluda, in caso di giudizio di primo grado bifasico, documenti prodotti nella prima fase e non riprodotti nell’opposizione, comporterebbe una modifica del contenuto della norma non consentita all’interprete.

La Corte ritiene essere questa la giusta applicazione della norma, ma non solo per un’interpretazione meramente letterale, ma anche in base ad una visione sistematica e teleologica.

Pertanto, la documentazione che verrà allegata al ricorso per decreto ingiuntivo, qualora non venga depositata in primo grado, potrà essere utilizzata nel corso dell’eventuale giudizio d’Appello, non costituendo detta documentazione una prova “nuova”.

La Sentenza, di cui si è brevemente discusso, non solo è di fondamentale aiuto per l’operatore giuridico, in virtù della sua capacità di dirimere una vecchia controversia tra vari orientamenti della Suprema Corte, ma è di gradito spessore in quanto è simbolo dell’attenzione della più alta giurisprudenza nei confronti dei principi costituzionali del giusto processo e della ragionevole durata.

23 luglio 2015

Giovanni Prestipino – g.prestipino@lascalaw.com

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