Diritto dell'Esecuzione Forzata

Sulla perentorietà del termine per il deposito della cauzione nella vendita con incanto in sede di espropriazione forzata immobiliare

 – di Alfonso Cerrato, in Esecuzione Forzata n. 1-2/10.

 

L’articolo in esame ha ad oggetto l’analisi della sentenza delle sezioni unite della suprema corte di cassazione n. 262/2010 che si è pronunciata sulla natura ordinatoria ovvero perentoria del termine assegnato ex art. 576, comma 1, n.5 c.p.c. Dal giudice dell’esecuzione  agli offerenti per il deposito della cauzione nell’ambito della vendita con incanto.

 

Le sezioni unite della corte di cassazione hanno affermato che il termine stabilito dalla disposizione di legge in commento entro il quale l’offerente è tenuto a presentare l’offerta debba essere considerato “perentorio”, per cui una volta decorso inutilmente tale termine, nessuna proroga può essere concessa dal giudice dell’esecuzione.

La suprema corte, pur osservando che la disposizione in esame non qualifica il termine per il deposito della cauzione come perentorio, ha tuttavia affermato che, nell’ambito della propria giurisprudenza si trova più volte affermato che la natura perentoria del termine può derivare dalla sua funzione e, quindi, può essere qualificato come perentorio anche in assenza di una esplicita qualificazione di legge in tal senso.   

L’autore del commento in esame mostra di aderire al dictum della sezioni unite evidenziando le ragioni giuridiche in forza delle quali la corte di cassazione giunge alla conclusione che il termine  per la presentazione delle offerte sia da qualificarsi come “perentorio”.

La corte suprema osserva che attraverso l’avviso di vendita le specifiche condizioni da osservare per il suo svolgimento nel concreto processo di cui si tratta vengono a porsi come le tavole di un procedimento aperto al concorso dei possibili offerenti e che nell’ambito di un tale procedimento il canone base da osservare non può che essere quello della parità tra quanti vengono sollecitati ad offrire.

Tale parità può essere rispettata dal giudice solo in quanto tutte le condizioni che regolano lo svolgimento della vendita restino inalterate.

Il commentatore rileva come la prima delle condizioni da osservare al fine di garantire la parità di trattamento tra gli offerenti sia quella che regola l’accesso al procedimento, in considerazione del fatto che il deposito della cauzione rappresenta la modalità attraverso la quale l’offerente esprime la volontà di partecipare al procedimento esecutivo.

Il commento in esame si conclude con alcune considerazioni relative ai rimedi utilizzabili dall’offerente ritardatario nel deposito della cauzione che, conseguentemente, viene escluso dalla  partecipazione all’incanto.

L’autore del commento ritiene che vada esclusa la possibilità per l’offerente di ricorrere all’istituto della rimessione in termini.

Solo i soggetti parti di un processo possono avvalersi dell’istituto della rimessione in termini, mentre detto rimedio sarebbe incompatibile con la previsione di detta facoltà anche ai soggetti che non sono parti processuali, poiché in tal caso si determinerebbe una deroga al principio di improrogabilità dei termini perentori, previsto come regola generale dall’articolo 153, primo comma, c.p.c.

 

(Filippo Basile – f.basile@lascalaw.com)

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