La mediazione è obbligatoria anche per il fideiussore?

Sulla natura giuridica delle federazioni sportive

“L’organismo di diritto pubblico è connotato: a) dalla personalità giuridica; b) dall’essere istituito per soddisfare specificamente bisogni di interesse generale aventi carattere non industriale o commerciale; c) dalla soggezione ad influenza pubblica dominante. La Federazione Italiana Giuoco Calcio soddisfa solo i primi due requisiti e dunque non è riconducibile al novero degli organismi di diritto pubblico, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 3.d) d.lgs. n. 50/2016 ed all’art. 2.1 p.to 4 della Dir. 24/2014/UE n. 24 del 2014. 

Ne consegue il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, in favore di quello civile, in ordine a vertenza relativa ad appalto di servizi bandito dalla detta Federazione, con conseguente applicazione del regime processuale di cui all’art. 11 c.p.a. ai fini della prosecuzione del giudizio avanti al Giudice avente giurisdizione e competenza” 

Il caso. La Federazione Italiana Giuoco Calcio, attraverso il proprio Portale Acquisti, invitava alcuni operatori economici a formulare un’offerta per l’affidamento dei servizi di trasporto e facchinaggio da aggiudicarsi secondo il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa. 

All’esito delle previste due fasi di negoziazione, una delle due concorrenti superstiti chiedeva a FIGC di comunicare l’esito della procedura, precisando il mancato rispetto dei vincoli in materia di gare pubbliche di cui al d.lgs. n. 50/2016. Alla risposta di FIGC che la sua offerta non aveva avuto successo, la concorrente la impugnava innanzi al TAR, e con essa tutti i presupposti atti della procedura, deducendo, in sostanza, la violazione degli artt. 1 e 3 del d.lgs. 50/2016 così come dell’art. 97 Cost. e dei principi e delle norme in materia di evidenza pubblica, di imparzialità, buon andamento e correttezza dell’azione amministrativa, nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria, illogicità ed irragionevolezza, contraddittorietà, travisamento e sviamento. 

Il TAR accoglieva il ricorso, sul presupposto che la FIGC debba essere ricondotta al novero degli organismi di diritto pubblico, dovendo in tale veste necessariamente applicare – nelle procedure di acquisizione di beni e servizi – le regole di cui al d.lgs. n. 50 del 2016. 

FIGC impugnava la sentenza avanti al Consiglio di Stato. 

Le questioni. La questione dirimente è, evidentemente, quella della natura di organismo di diritto pubblico della FIGC, con conseguente obbligo di applicazione del d.lgs. 50/2016 alle procedure di acquisizione di beni e servizi.  

Perché possa predicarsi tale natura la giurisprudenza amministrativa ha individuato il soddisfacimento di tre requisiti: 1) la personalità giuridica; 2) l’essere istituito per soddisfare specificamente bisogni di interesse generale aventi carattere non industriale o commerciale; 3) la soggezione ad influenza pubblica dominante. 

Il Consiglio di Stato condivide in larga parte la ricostruzione della l. 242/1999 effettuata dal TAR. Dunque, si tratta di enti cui il legislatore ha attribuito personalità giuridica di diritto privato ma svolgono funzioni di rilievo pubblicistico, così che, indubbia la personalità giuridica, la connotazione privatistica della forma associativa coesiste con quella pubblicistica di (almeno) parte delle funzioni svolte, ovvero quelle attinenti alla soddisfazione di interessi generali non industriali o commerciali. 

Sul terzo requisito, invece, il Consiglio di Stato dissente e dunque non condivide le conclusioni raggiunte nella sentenza appellata. Perché si abbia influenza pubblica dominante, infatti, è necessario in alternativa a) che l’attività dell’ente sia finanziata in modo maggioritario dallo Stato, da enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico; b) che la gestione sia soggetta al controllo di questi ultimi, ovvero c) che l’organo d’amministrazione, di direzione o di vigilanza sia costituito da membri dei quali più della metà è designata dallo Stato, dagli enti pubblici territoriali o da altri organismi di diritto pubblico. 

Il Consiglio di Stato concentra, in particolare, l’attenzione sul terzo requisito, ritenendo che l’influenza del CONI, certamente organismo di diritto pubblico, non consenta di concludere nel senso indicato dal TAR. Indici pur rilevantissimi come: l’adozione di atti di indirizzo, deliberazioni, orientamenti e istruzioni concernenti l’esercizio dell’attività sportiva; l’approvazione degli statuti e dei bilanci consuntivi e di previsione annuali;  la nomina di revisori dei conti in propria rappresentanza; il potere di commissariamento in caso di gravi irregolarità nella gestione, di gravi violazioni dell’ordinamento sportivo o di impossibilità di funzionamento ed infine il potere ispettivo; ebbene, tutti questi sono indici che, pur se significativi, non consentono di trasfondere alle singole federazioni sportive, attraverso il loro rapporto col CONI, la natura di organismo pubblico di quest’ultimo. 

In conclusione, la Federazione Italiana Giuoco Calcio non è riconducibile al novero degli organismi di diritto pubblico, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 3.d) d.lgs. n. 50/2016 ed all’art. 2.1.4 Dir. 24/2014/UE. 

Da ciò, sulla controversia specifica, consegue il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, in favore di quello civile con conseguente applicazione dell’art. 11 c.p.a. per la prosecuzione avanti al Giudice civile competente. 

Cons. di Stato sez. V, sent. 18 luglio 2021 n. 5348 

Pierluigi Giammaria – p.giammaria@lascalaw.com

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