Diritto dell'Esecuzione Forzata

Sulla dichiarazione di quantità e il pignoramento del margine disponibile

Cass, sez. III Civile, 30 marzo 2015, n. 6393 (leggi la sentenza)

Siamo a commentare la Sentenza n. 6369, emessa dalla III sezione della Corte di Cassazione, in data 30 marzo 2015. Il richiamato arresto giurisprudenziale si sofferma sulla c.d. dichiarazione di quantità, rilasciata a seguito della notifica del pignoramento presso terzi, e sulla pignorabilità delle somme presenti su un conto corrente bancario affidato.

Il ricorso per Cassazione, di cui oggi ci si occupa, viene proposto avverso Sentenza della Corte di Appello di Palermo, intervenuta in un giudizio di accertamento dell’obbligo del terzo, a seguito di pignoramento presso terzi nei confronti della Banca e della mancata dichiarazione ex art. 547 c.p.c. di quest’ultima.

I recenti interventi legislativi in materia, nel porsi il preciso intento di velocizzare le procedure giudiziali, hanno dato nuova conformazione a tutta la disciplina codicistica relativa alla dichiarazione del terzo.

Tra le novità, la più rilevante è certamente costituita dal valore attribuito alla mancata dichiarazione del terzo: mentre nel regime previgente l’assenza di dichiarazione da parte del terzo pignorato era equiparata ad una dichiarazione negativa, ad oggi, la mancata dichiarazione equivale ad una dichiarazione positiva, con ovvie conseguenze inerenti all’immediata emanazione di provvedimenti di assegnazione o di vendita.

Degno di nota è, senz’altro, anche il nuovo inquadramento della natura giuridica dell’evento “omissione di dichiarazione”; in dottrina vi sono autori che fanno riferimento alla ficta confessio, altri riscoprono un’assonanza del disposto dell’art 548 c.p.c. con il contenuto dell’art. 115 c.p.c.

Altro tema strettamente attuale trattato nella sentenza in commento, è quello del pignoramento del c.d. “ margine disponibile”.

La Corte si sofferma sull’illegittimità di una eventuale applicazione della disciplina, tracciata dall’art. 1830 c.c., alla fattispecie del conto corrente bancario. I Giudici sostengono che, per sua natura, il rapporto di conto corrente bancario non può essere assimilato al rapporto di conto corrente sui generis e che, pertanto, un conto corrente bancario dà luogo ad un rapporto giuridico unitario, ove il terzo creditore non può scindere per beneficiare delle sole poste attive del proprio debitore, trascurando quelle negative.

La Corte sostiene che “il creditore ben può direttamente pignorare somme che siano nella diretta disponibilità del proprio debitore, una volta che esse siano, invece, affluite sul conto corrente bancario il pignoramento può riguardare il solo eventuale saldo positivo, ma non i singoli versamenti; e ciò perché il pignoramento non risolve il contratto di conto corrente”.

Ed ancora, trattandosi, nel caso di specie, di un conto affidato da apertura di credito, logica conseguenza sarà :” l’ irrilevanza degli eventuali versamenti successivi al pignoramento che, finalizzati a ridurre o ad estinguere il saldo debitore, hanno soltanto carattere ripristinatorio della provvista, senza obblighi restitutori a carico della banca nei confronti del titolare del conto.(…) Il carattere negativo costante del saldo di conto corrente esclude, quindi, l’applicabilità della norma di cui all’art. 543 c.c., per il quale il pignoramento produce i suoi effetti, tra i quali – con riferimento al terzo pignorato – l’inopponibilità rispetto al creditore pignorante di una qualsiasi fattispecie estintiva sopravvenuta; ma tutto ciò a patto che, alla data della notificazione del pignoramento, il conto corrente presenti un saldo attivo.”

Con tale pronuncia, I Giudici della Suprema Corte si allineano a quando sostenuto anche in dottrina: l’apertura di credito ha funzione di attribuire al cliente solo un diritto di utilizzazione degli importi messi a disposizione della banca, escludendo le somme che sono affidate all’accreditato, le quali non potranno, in alcun modo, essere oggetto di sequestro conservativo o di pignoramento.

24 aprile 2015

Giovanni Prestipino – g.prestipino@lascalaw.com

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