Contratti Bancari

Assegno emesso senza autorizzazione e segnalazione in CAI

Si segnala ai lettori di Iusletter la recente Ordinanza n. 3079/15 del Tribunale di Trento, resa nell’ambito di un giudizio nel quale lo Studio ha assistito un istituto di credito.

Nel caso di specie veniva presentato, dalla società controparte, un ricorso per provvedimento d’urgenza ai sensi dell’art. 700 c.p.c., in quanto il ricorrente sosteneva l’illegittima segnalazione effettuata alla Centrale di allarme interbancaria da parte della Banca.

Il Caso

La ricorrente, nell’ambito dei rapporti bancari intrattenuti con l’istituto di credito difeso dallo Studio,  emetteva un assegno di modesto valore a garanzia del corretto adempimento di un contratto sottoscritto con una terza parte, prevedendo la restituzione dello stesso all’adempimento di tutti gli impegni presi e alla risoluzione delle vertenze in essere.

Successivamente, detto assegno veniva messo all’incasso.

Posta le difficoltà -che da qui a poco affronteremo- inerenti all’assegno in argomento, lo stesso non veniva  pagato, e, successivamente, l’istituto di credito, come da voler di norma, predisponeva l’iscrizione alla CAI.

La ricorrente, nel denunciare l’illegittimità della segnalazione spiegata dalla Banca, sosteneva, tra l’altro, di non aver mai ricevuto alcun preavviso in merito all’imminente segnalazione.

Secondo controparte, l’istituto di credito avrebbe segnalato il suo nome in C.A.I., ai sensi dell’art. 2 della l. 386/90, perché l’assegno contestato sarebbe stato tratto in assenza di idonea provvista.

Tale affermazione è stata ritenuta -anche dall’organo giudicante- errata.

Il caso in commento, infatti, doveva essere, invece, sussunto nella fattispecie astratta delineata dall’art. 1 della Legge 386 del 1990 e non nella fattispecie del secondo articolo della richiamata legge, come sostenuto in atti dalla controparte.

Infatti, l’assegno oggetto di causa veniva tratto non sul conto della società ricorrente, ma sul conto di una terza società fallita. Ciò è stato possibile poiché entrambe le società – sia la ricorrente che la terza fallita – avevano quale delegato alla firma la stessa persona fisica.

Di fatto, l’assegno è stato emesso in assenza di autorizzazione, senza contare che recava il timbro di una società differente dalla titolare del conto tratto.

Riconosciuta la giusta collocazione normativa della fattispecie, ne consegue che la Banca non aveva alcun obbligo normativo di comunicare preventivamente al soggetto interessato l’imminente segnalazione alla C.A.I.

Diverso, come noto, sarebbe stata l’ipotesi di assegno privo di fondi, fattispecie di cui al secondo articolo della legge sull’assegno; solo in tal caso il legislatore pone un obbligo in capo all’istituto di credito di una preventiva comunicazione all’interessato.

La decisione

L’organo giudicante, accogliendo quando sostenuto dallo Studio, afferma che: “erroneamente in tale provvedimento è stato ritenuto applicabile il disposto dell’articolo 9 bis della legge n. 386/90, in quanto nel caso di specie non si è trattato di mancato pagamento dell’assegno per difetto di provvista, bensì per difetto di autorizzazione all’emissione dell’assegno, posto che il conto corrente sul quale tale assegno era stato emesso era stato medio tempore estinto; tale ultima circostanza è documentatamente provata attraverso le produzioni doc. 2 e doc. 4 della [omissis], riguardanti il saldo del conto al momento della sua estinzione e gli atti connessi all’elevato protesto; in particolare da quest’ultimo documento emerge chiaramente che il conto corrente sul quale l’assegno era stato emesso era il conto corrente n. 919, estinto nel 2009. Tali conclusioni non sono superate dalla documentazione prodotta da parte ricorrente all’udienza del 23.9.15 e diretta dimostrare che il conto corrente intestato alla [omissis] era rimasto attivo almeno fino al 2012; infatti gli estratti conto prodotti si riferiscono a conti correnti diversi (n. 186 e 386);

non può essere condivisa la tesi difensiva dei ricorrenti secondo cui l’art. 9 bis della legge n. 386/90 era comunque applicabile in quanto, al momento in cui l’assegno era stato emesso (4/8/10), la fattispecie rientrava nell’ipotesi di emissioni di assegno senza provvista; a prescindere dal fatto che non risulta che a tale data non vi fossero fondi sufficienti per il pagamento di tale assegno, in ogni caso l’obbligo di comunicazione di cui al richiamato articolo 9 bis sorge in capo alla Banca solo al momento in cui l’assegno viene posto all’incasso, essendo una diversa interpretazione incompatibile con qualunque ricostruzione logica.”

Così decidendo, il Magistrato, ha accolto in toto la linea difensiva impostata dallo Studio e ha condannato parte ricorrente al pagamento in favore dell’Istituto di Credito delle spese legali sostenute.

26 novembre 2015

Giovanni Prestipinog.prestipino@lascalaw.com

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