Diritto dell'Esecuzione Forzata

Sulla conversione del pignoramento e l’impugnazione della relativa ordinanza laddove siano contestate solo le spese processuali

Cass., 1 aprile 2014, n. 7537 (leggi la sentenza per esteso)

La Corte di Cassazione con la sentenza del 1 aprile n. 7537 ha stabilito che il debitore istante per la conversione – che non intenda conseguire l’effetto di sospendere i propri pagamenti per ottenere la sostituzione del bene staggito con il denaro versato – non ha l’onere di proporre tempestivamente opposizione agli atti esecutivi avverso l’ordinanza che determina le somme da lui dovute per la conversione, quando contesti la congruità di una o più componenti del credito azionato e, quindi, anche soltanto l’importo liquidato per le spese del giudizio; a tanto può infatti indursi sino al momento della fase distributiva, mediante proposizione di opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso l’ordinanza di distribuzione o attribuzione delle somme che siano state versate in ottemperanza della precedente ordinanza determinativa del dovuto.

Esaminiamo brevemente la vicenda. Nell’ambito del processo di esproprio il debitore ha presentato istanza di conversione del pignoramento, accolta con ordinanza del giudice dell’esecuzione che ha quantificato il credito complessivo da soddisfare, contestualmente ricomprendendovi anche degli emolumenti spettanti consulente tecnico d’ufficio. L’esecutato ha però impugnato il decreto di liquidazione reso in favore del perito ai sensi dell’art. 170 del D.P.R. n. 115/2000 – T.U. in materia di spese di Giustizia – ed, in seguito, il Tribunale investito della questione, ha dichiarato la contestazione inammissibile per non avere il debitore impugnato, con opposizione agli atti esecutivi, l’ordinanza di accoglimento della domanda di conversione comprensiva, come detto, delle spese di giustizia; il debitore ha promosso ricorso in Cassazione.

La Cassazione giunge a ritenere non condivisibile la conclusione cui è pervenuto il Tribunale, in quanto oggetto dell’impugnazione sono i criteri di liquidazione del compenso spettante allo specialista applicati dal giudice dell’esecuzione, in un rapporto processuale che vede come parti, da un lato il soggetto tenuto al pagamento del compenso al consulente tecnico, e dall’altro il professionista.

Tutt’altra situazione è quella cui dà luogo l’ordinanza di accoglimento dell’istanza di conversione del pignoramento, che vede cristallizzata la somma necessaria a tal fine, in un rapporto, invece, tra debitore e creditori. In questa situazione non sussistono dubbi sul fatto che il debitore possa proporre anche opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. ma può farlo senza essere vincolato a limiti temporali, quindi sino alla fase finale della procedura esecutiva di cui è parte.

Peraltro, sottolineano gli ermellini, il debitore esecutato non ha alcun onere d’impugnare l’ordinanza determinativa delle somme necessarie per conseguire la conversione – la quale, come noto, integra la sostituzione del bene pignorato con la somma di denaro corrispondente al coacervo dei crediti e dei relativi accessori – esclusivamente con l’opposizione agli atti esecutivi, allorquando non miri a condizionare o paralizzare lo svolgimento del sub-procedimento di conversione.

Attraverso questo breve excursus la S.C. rende ragione della correttezza del procedimento seguito dal ricorrente e dell’errore in cui è incorso il Tribunale, concludendo per l’accoglimento del ricorso, la cassazione dell’ordinanza di conversione e la rimessione della causa al primo giudice.

8 luglio 2014

(Giuliana Bano – g.bano@lascalaw.com)

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