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Sugli obblighi di informativa e sulla valutazione di inadeguatezza in materia di bond argentini

Con la pronuncia in commento, resa all’esito di un giudizio patrocinato dal nostro Studio, la Corte d’Appello di Venezia ha confermato la sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Vicenza ha respinto la domanda di due investitori, i quali avevano acquistato, tra il 1997 ed il 2001, dei bond argentini ritenuti dagli stessi nulli e/o annullabili per violazione, da parte della Banca, delle norme in materia di obblighi informativi.

In particolare, la Corte territoriale ha ritenuto infondati e/o inammissibili i nove motivi di appello proposti dai clienti affermando, preliminarmente, che l’inadempimento delle prescrizioni del Reg. Consob n. 11522/98 non può dar luogo a una nullità del negozio stipulato per inosservanza delle medesime prescrizioni da parte del contraente tenuto all’assolvimento dei doveri informativi, risolvendosi la condotta omissiva in un inadempimento di obblighi direttamente fissati dalla legge che attiene al sinallagma contrattuale e non alla formazione del consenso Di conseguenza, l’asserita nullità potrebbe discendere solo dall’inesistenza o nullità del contratto quadro, non configurabile, però, nel caso di specie (in tal senso richiamando le complesse considerazioni svolte dalle Sezioni Unite nelle sentenze, richiamate già dal Tribunale di Vicenza, nn. 26724 e 26725 del 2007).

Atteso che la nullità dedotta veniva ricondotta dai clienti a un difetto di forma, nel proprio ragionamento, il Collegio ha preso le mosse dal dettato dell’art. 23 TUF, il quale dispone espressamente che i contratti relativi alla prestazione di servizi d’investimento debbono essere redatti per iscritto, fatta salva la possibilità che, per particolari tipi contrattuali, la Consob (sentita la Banca d’Italia) individui con regolamento una forma diversa. L’inosservanza di tale disposizione determina la nullità del contratto, deducibile però solo da parte del cliente, onde si è soliti a tal riguardo parlare di nullità relativa, o anche di nullità di protezione.

Il motivo è stato ritenuto inammissibile e, comunque, infondato, in quanto il requisito della forma scritta riguarda il contratto-quadro (prodotto, tra l’altro, dall’Istituto convenuto), che è appunto quello “sulla base” del quale l’intermediario esegue gli ordini impartiti dal cliente, e non anche il modo di formulazione degli ordini medesimi.

In merito alla dedotta violazione degli obblighi informativi imposti agli intermediari, il Collegio ha dichiarato l’infondatezza del motivo di appello, in quanto non vi è stata una specifica allegazione che avrebbe dovuto condurre la Banca ad una segnalazione di inadeguatezza (gli appellanti, secondo la Corte, non hanno specificatamente indicato quali investimenti avrebbero dovuto essere segnalati come inadeguati, tanto più considerato che per anni i titoli di Stato argentini avevano registrato performance crescenti e sempre soddisfacenti per gli attori, i quali, non a caso, si erano determinati ad implementarne il quantitativo detenuto nel proprio portafoglio) e la ragione specifica per cui avrebbero dovuto essere valutati e segnalati in detti termini, non potendo desumersi l’inadeguatezza delle singole operazioni dall’esito negativo costituito dalle perdite registrate dopo anni, né tantomeno sulla base del dato coacervato.

Nello specifico, la Corte ha ritenuto che, allorquando l’investitore lamenti l’inadempimento degli obblighi informativi, deve dettagliare, con riferimento a ciascuna singola operazione, quali specifici profili di rischiosità, o caratteristiche del titolo, non sarebbero state comunicate dall’intermediario. Una tale deduzione rileva anche sotto il profilo del nesso causale, la cui sussistenza è ravvisabile solo nel caso in cui il rischio, di cui sarebbe stata omessa l’informazione all’investitore, si sia successivamente concretizzato, così causando il danno. Inoltre, in tal modo si consente all’intermediario finanziario di esercitare il proprio diritto di difesa, deducendo in merito ai modi e termini in cui l’obbligo informativo sarebbe stato adempiuto.

Analoghe considerazioni sono state fatte in punto di omessa valutazione dell’inadeguatezza delle operazioni, atteso che l’inadeguatezza è prospettabile (secondo l’art. 29 del Reg. Consob 11522/98) sotto svariati profili e si atteggia in modo diverso a seconda del momento in cui le operazioni sono state poste in essere, al di là degli elementi desumibili dalla profilatura del cliente.

Sul punto, la Corte ha richiamato quanto precisato dagli Ermellini con la sentenza n. 4564 del 22.03.2012, e ha rilevato come l’adeguatezza delle operazioni di investimento debba essere valutata caso per caso e non può pertanto effettuarsi una valutazione globale di un complesso di numerose operazioni effettuate nell’arco di anni, sicché incombe sulla parte che agisce di individuare le singole operazioni che sarebbero state condotte in modo inadeguato.

A quest’ultimo riguardo, e cioè in relazione al momento in cui sarebbero emerse le concrete evidenze di un effettivo rischio legato ai bond argentini, va considerato un dato, ampiamente riconosciuto dalla giurisprudenza in materia: in base ai rating attribuiti dalle Agenzie Internazionali ai titoli del debito pubblico dell’Argentina, prima della primavera/estate del 2001 le Banche non avevano a disposizione alcun dato da cui desumere una elevata e particolare rischiosità dei titoli argentini di cui dovessero informare gli investitori.

Tale circostanza, sottolineata e richiamata dalla Corte d’Appello di Venezia nella sentenza in commento, è stata riconosciuta dalla pronuncia della Corte di Cassazione n. 330 del 2013 la quale ha dato atto che, fino all’estate del 1999, non sussisteva un particolare livello di rischio e che il primo declassamento dei titoli argentini fu effettuato solo nell’ottobre del 1999, peraltro, da una sola agenzia di “rating”, e solo dopo due anni dalle altre principali agenzie.

Alla stregua di ciò, il Collegio ha ritenuto infondata la domanda di parte appellante confermando come non sussista alcuna negligenza della Banca in ordine alle omesse informazioni dedotte, respingendo, pertanto, gli addebiti in punto di inadempienza e scorrettezza.

CDA Venezia – 3 settembre 2021, n. 2244

Federica Mendolia – f.mendolia@lascalaw.com

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