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Successione nel processo: nessun vincolo alla prova della legittimazione

La Cassazione si è espressa sull’istituto giuridico della successione a titolo particolare ex art. 111 c.p.c., specificando le facoltà del terzo che spieghi il proprio intervento in grado di appello.

I giudici di legittimità – confermando un principio invero già consolidato – hanno stabilito che il successore a titolo particolare che intervenga nel processo di secondo grado, assume la stessa posizione del suo dante causa. Di conseguenza, gli è fatto divieto di proporre domande nuove, salvo quella diretta all’accertamento del suo diritto di intervenire nel caso in cui venga contestato. Dunque, ai fini di svolgere detto accertamento, l’interveniente può produrre nuovi documenti che comprovino la propria legittimazione ad intervenire.

Il caso di specie vedeva coinvolta una società specializzata nell’acquisto di crediti alla quale, in grado di appello, era stata contestata la legittimazione ad intervenire in giudizio, nonostante ciò fosse avvenuto in sede di precisazione delle conclusioni del giudizio di primo grado a seguito del perfezionamento della cessione.

Già la Corte d’Appello di Napoli, una volta rigettata l’eccezione di inammissibilità dell’intervento in primo grado, aveva confermato il diritto del successore a titolo particolare di intervenire nel giudizio in ogni sua fase e grado, dovendosi considerare come unico limite quello derivante dalle preclusioni processuali dipendenti dal momento dell’intervento.

La Cassazione, facendo proprio il principio de quo e dunque confermando la legittimità dell’intervento, ha altresì precisato che la “posizione processuale assunta dal successore a titolo particolare e dal suo dante causa comporta che il primo non possa proporre domande nuove, salvo quella diretta all’accertamento del suo diritto di intervenire”.

Conseguenza pratica di tale assunto risulta essere inoltre il fatto che, ogni documento utile a comprovare la legittimazione ad intervenire del terzo, è ammesso e non è classificabile come “documento nuovo”, nel rispetto del c.d. divieto di nova in appello prescritto dall’art. 345 c.p.c.

Cass., Sez. I, 20 gennaio 2021, n. 996

Marco Nardone – m.nardone@lascalaw.com

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