Vado a stare da papà

Successione ereditaria e casa popolare: la Cassazione dice no

Con una recentissima ordinanza la VI sezione civile della Cassazione ha respinto la richiesta di un figlio volta ad ottenere la voltura ed il riscatto dell’alloggio popolare attribuito al padre, deceduto poco prima di poter perfezionare l’acquisto dell’immobile, ritenendo non scontato il subentro dell’erede nell’assegnazione della casa.

 La pronuncia prende le mosse dalla causa intentata dall’uomo nei confronti dell’istituto proprietario dell’alloggio popolare assegnato al padre al fine di ottenere l’accertamento in quanto erede del proprio diritto di succedere al de cuius nella locazione dell’alloggio e di ottenere la stipulazione del contratto di compravendita per il quale il consenso si era già perfezionato.

Nei primi due gradi di giudizio entrambe le richieste vengono respinte.

Quanto alla domanda di voltura i Giudici hanno precisato che l’uomo si è limitato a vantarne il diritto ancorandolo alla qualità di convivente con il padre fino al suo decesso e con la madre rimasta nell’alloggio in attesa della voltura, affermando genericamente di essere in possesso degli altri requisiti previsti dalle norme sulla edilizia popolare, ma senza dimostrare in alcun modo le proprie effettive condizioni di bisogno. Il diniego al trasferimento del diritto di proprietà sull’immobile assegnato al padre defunto viene invece motivato sul fatto che “in tema di alloggi di edilizia residenziale pubblica, qualora, dopo l’accettazione da parte dell’ente gestore dell’istanza di cessione e la comunicazione del prezzo indicato, l’assegnatario sia deceduto senza procedere alla stipula del contratto di compravendita, gli eredi non acquisiscono a titolo derivativo il diritto alla cessione dell’alloggio, ma sono soltanto esonerati dall’onere di confermare la relativa domanda”. Nessun diritto, pertanto, a vedere accolta la domanda in quanto il trasferimento dell’immobile può avvenire esclusivamente previa verifica della ricorrenza di determinati requisiti, riferibili al solo assegnatario dell’alloggio, ed il diritto di ottenere la cessione non è perciò trasmissibile all’erede del soggetto verificato.

Parimenti senza esito il ricorso proposto in Cassazione dall’uomo in quanto anche la Suprema Corte ha affermato che è principio consolidato quello secondo cui in materia di locazione di immobili dell’edilizia residenziale pubblica, l’unico titolo che abilita alla locazione è l’assegnazione e, in caso di morte dell’assegnatario, si determinano la cessazione dell’assegnazione-locazione ed il ritorno dell’alloggio nella disponibilità dell’ente, il quale può procedere, nell’esercizio del suo potere discrezionale, ad una nuova assegnazione, eventualmente a favore dei soggetti che, in qualità di conviventi ed in presenza delle altre condizioni generali previste dalla normativa, hanno un titolo preferenziale per l’assegnazione, dovendo invece escludersi che possa configurarsi, in base ad un’interpretazione dei principi generali in materia di edilizia residenziale pubblica, un diritto al subentro automatico.

Punto nodale è quindi la sussistenza dei requisiti legali che giustificano l’assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale pubblica che, seppure presenti in capo al soggetto originario, devono necessariamente essere presenti anche nel familiare o nei familiari che la richiedono.

L’accertamento dei requisiti soggettivi che qualificano l’erede come componente del nucleo familiare originario costituisce condizione necessaria, ma non sufficiente, al riconoscimento del diritto al subentro nella assegnazione dell’alloggio, occorrendo altresì che in capo al medesimo erede si verifichi anche il possesso dei requisiti legali prescritti per la concessione del titolo di assegnazione dell’alloggio.

Chiosa la Corte sancendo il principio secondo cui i soggetti componenti il nucleo familiare sono certamente legittimati attivamente ad esercitare il diritto di subentro nell’assegnazione, ma non può esaurirsi in tale accertamento l’insorgenza e la titolarità del diritto che richiede, invece, la previa verifica di tutti i fatti costitutivi previsti dalla fattispecie normativa, e precisamente la verifica della effettiva sussistenza in capo ai successibili dei requisiti prescritti per l’accesso all’edilizia residenziale pubblica destinata all’assistenza abitativa.

Insomma con i tempi che corrono e vista la vitale importanza di poter contare su un alloggio popolare in caso di vera necessità è quantomai opportuno, a parere della Cassazione, che vengano fatti tutti gli accertamenti del caso al fine di evitare spiacevoli situazioni volte a trarre benefici a scapito di chi si trova in reali condizioni di precarietà e bisogno. E come darle torto…

Cass., Sez. VI, Ord., 22 aprile 2021, n. 10587

Simona Longoni – s.longoni@lascalaw.com

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